È stato detto giustamente che non ha senso prendersela con Berlusconi se non intendiamo affrontare sul serio il Berlusconi che è in noi. È ciò che viene chiamato «berlusconismo», che non è affatto una categoria politica, ma psico-sociologica. Chi è in grado, infatti, di dire quali siano le idee portanti della politica berlusconiana?Il liberalismo? Giammai, perché la politica di Berlusconi è chiaramente monopolistica, l’esatto contrario del liberalismo. Il grave conflitto d’interessi, la difesa dei grandi poteri economico-finanziari (banche, imprese, lobbies professionali), il controllo sempre più accentrato e autoritario dell’informazione… lo pone in una luce del tutto illiberale.
Inoltre, la politica di Berlusconi riflette una concezione dello «stato etico», l’esatto opposto del pensiero liberale. Le posizioni del suo governo contro i diritti individuali che riguardano la vita e la morte, la salute e i propri orientamenti sessuali, il lavoro e l’istruzione… tendono a limitare le possibilità effettive di decidere della propria vita ed esprimere pienamente se stessi, e quindi sono politiche del tutto illiberali.
Se non è il liberalismo, allora sarà la difesa dei valori cristiani? Sarà forse questa l’idea portante della politica berlusconiana? In effetti, Berlusconi appoggia formalmente la politica vaticana sulla morale personale e sessuale (non però la morale sociale, ahimè), sbandierando una ferma adesione ai valori tradizionali religiosi. Ma è proprio così? Berlusconi difende davvero i fondamentali valori cristiani? difende davvero un’immagine della politica fondata sul rigore morale, sulla sessualità matura e responsabile, sull’onestà pubblica, sulla sobrietà e la disciplina, sulla dignità personale, sulla sincerità e la trasparenza, sulla solidarietà collettiva, e così via? A me sembra di no. Lo stile di vita trasmesso dal berlusconismo è profondamente anticristiano.
Rimane l’anticomunismo, che nei momenti per lui difficili, come quello attuale, Berlusconi sbandiera in modo ossessivo. Il problema è che i comunisti non esistono più in questo paese, a parte qualche piccola sacca di nostalgici, non certo più ampia dei nostalgici del fascismo (senza entrare nel merito della questione se il comunismo italico sia paragonabile al fascismo italico). Eppure, pare che Berlusconi veda comunisti dappertutto: nell’opposizione politica, nei giornali non di sua proprietà, negl’insegnanti della scuola pubblica, nel mondo della cultura, addirittura nelle ‘toghe rosse’… “Pare”, ho detto, perché è del tutto evidente che non ci creda neppure lui, e che il suo anticomunismo non sia altro che il mito su cui intende coagulare il suo consenso nella lotta politica.
Ripeto, quindi, la domanda: qual è l’Idea che fonda la politica berlusconiana? La mia risposta, ripeto, è: nessuna, il berlusconismo non è affatto una categoria politica, ma psico-sociologica. È un modo di pensare, è un modo di essere, che (non solo dal 1994, ma da quando il ‘biscione’ ha creato questa particolare sub-cultura nel nostro paese) sta permeando strati sempre più ampi di popolazione, anche – udite udite! – fra molti che non sono elettori di Berlusconi (così come non tutti gli elettori di Berlusconi sono 'berlusconiani').
Visto che è l’8 marzo, esprimerò solo la mia amarezza sul mondo femminile berlusconiano. Mi fa tristezza vedere tra la gente comune – per la strada e nei servizi televisivi – così tanti esponenti femminili del berlusconismo.
Mi fa tristezza vedere giovani e meno giovani così ansiosamente assillate dalla propria immagine esteriore. Come se al di sotto di quella immagine non ci fosse nulla, ma solo la piattezza e la banalità.
Mi fa tristezza vedere giovani e meno giovani così narcisisticamente egocentriche, così prese da se stesse e dai loro calcoli opportunistici, così scisse dal loro sentire profondo, in modo da poter affogare i propri scrupoli e la propria sensibilità naturale.
Mi fa tristezza vedere giovani e giovanissime felici di mostrare il proprio corpo nudo come unica chance di affermazione di sé… di accettare che l’unica rappresentazione di sé di fronte al maschio sia la lunghezza delle proprie gambe, la rotondità dei propri seni e il turgore delle proprie labbra… di acconsentire a diventare un semplice pezzo di carne, come un bel cane o un bel cavallo… Intendiamoci, non c’è niente di male a provare un sano orgoglio per il proprio corpo, ma solo quando ciò non significhi una identificazione esclusiva con esso.
Mi fa tristezza sentire di ragazzine di tredici anni disposte a offrire prestazioni sessuali per una ricarica telefonica… e studentesse universitarie (non nigeriane!) disposte a fare le prostitute part time per potersi permettere una borsetta firmata o un tenore di vita più elevato.
Mi fa tristezza che madri di famiglia approvino (quando addirittura non istighino) le proprie figlie se si offrono sessualmente per un lavoro, magari nel mondo dello spettacolo.
Mi fa tristezza sentire comuni ragazze che, intervistate per la strada, affermano candidamente che sarebbero felici di poter anche loro sfruttare la situazione del bunga bunga, perché poter avere qualche migliaio di euro per una sola notte di ‘lavoro’ è un’occasione forse irripetibile e quindi da sfruttare abilmente.
E mi fa tristezza sentire signore mature – alcune di queste intervistate all’uscita dalla chiesa – affermare che sarebbero felici di affidare le loro figlie alle serate del bunga bunga, anzi, sarebbe per loro un onore.
Così come mi fa tristezza sentire due ragazze, esponenti di spicco degl’incontri del bunga bunga, che intendono entrare in politica senza alcuna passione, ma solo come dorata sistemazione economica. La sublime concezione della responsabilità politica emerge pienamente nei verbali della seguente intercettazione telefonica, dove si parla dell’alternativa di fare politica a livello nazionale o regionale:
Minetti: "Sai che io non ci andrei a Roma?".
Faggioli: "Noo?".
Minetti: "No!".
Faggioli: "Perché?".
Minetti: "Perché io sto troppo bene lì a Milano! Bah, chi cazzo me lo fa fare? Pensaci. Alla fine guadagnerei uguale, perché guadagni duemila euro in più. Chi se ne frega per duemila euro. Io me ne sto lì dove sono. Tanto poi io sto da Dio lì. C'ho la mia casa, la mia palestra, c'ho il mio fidanzato. Figurati!".
Solo per duemila euro in più… chi ce lo fa fare di andare a rappresentare i cittadini come deputata o senatrice? Tanto, per quello che contano i cittadini:
Barbara: "Ascolta... a lui... gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perché dice: bene, me le son levate dai coglioni, le paga lo stipendio lo Stato".
Nicole: "Sì, brava! Brava! Sì, sì".
Barbara: "I cittadini, no?".
Donne - giovani, mature e anziane - avete in mente quali devono essere i vostri propositi psicosintetici quando festeggiate la festa della donna? Non aspettate che sia l’uomo a darvi la dignità che meritate… guadagnatevela. Perché sono queste donne che offendono la dignità del vostro sesso…
Ma tutto quanto ho appena espresso, ovviamente, oggi è considerato «moralismo» dagli emancipati. “Ognuno ha la sua morale, vivaddio, né migliore né peggiore di quella degli altri”, così dicono gli emancipati. È il «relativismo», bellezza! D’accordo, gustiamoci l’alta morale che emerge da queste intercettazioni e andiamo avanti. E buon 8 marzo a tutte!


5 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:
Grazie di questo bel e utile post. Condivido del tutto le tue "opinioni". Bisogna diffonderle e smascherare ciò che viene "mascherato" e utilizzato senza scrupoli per i propri miseri fini. Nel futuro si chiederanno come abbiamo permesso che il "berlusconismo" si affermasse nel nostro caro paese, come noi ci chiediamo come lo stesso fu permesso al fascismo...
Noi adesso abbiamo questa responsabilità e mi fa piacere che pubblichi post su questo argomento molto lucidi e basati sulla comprensione e spiegazione di ciò che sta avvenendo.
Ho inserito il tuo link nel mio Blog-Roll. Mi farebbe piacere visitassi il mio blog e lasciassi un tuo graditissimo commento.
L'indirizzo è:
http://logopsicosofia.blogspot.com/
Grazie
Stasera guardavo il telegiornale della 7 e per l'ennesima volta, c'era Ruby che entrava ed usciva dal ballo delle debuttanti a Vienna..... Ho provato qualcosa che non mi aspettavo: l'ho invidiata. A 19 anni ero a lavorare tutte le notti da una signora anziana, mai visto una festa per i 6 anni e mezzo successivi, e prima non ce n'erano state. Mai avuto vestiti come i suoi, ne imparato a portarli..... E per cosa la ragazza ottiene tutto ciò? Per aver ceduto il di dietro ad un 74enne.
Certo, questo secondo pensiero già mi mette di fronte a qualcosa di non invidiabile.... Ma rende anche più bruciante l'ingiustizia.
Mi tornano in mente delle scene: un pezzo grosso del sindacato che avevo conosciuto quando facevo volontariato: io avevo 16/17 anni, lui avrà passato tranquillamente i 60. Ci ha provato spudoratamente e quando ha visto il mio netto rifiuto, ha cominciato a fare discorsi sul fatto che una persona intelligente come me, poteva entrare in politica e in qualche anno diventare anche sindaco, in qualche paesino della provincia... poi da li chissà.... Ovviamente non gli ho mai più rivolto la parola e non riesco assolutamente a pentirmene!
Un'altra scena: un prof importante, che mi invita a partecipare gratuitamente ad una cena con festa danzante (una di quelle che capitano una volta nella vita) nella quale tutti pagavano l'ingresso.... Mi invento una scusa per squagliarmela e quella sera ceno da sola in un ristorante... Anche qui, non mi riesce pentirmi!
E si, Fabio, la dignità ce la dobbiamo prendere da sole, ma quanto costa! Di una cosa sono certa: non è facile, non è facile per niente e non è facile nemmeno vedere nel mondo una qualche motivazione per farlo. C'è solo una parte, dentro di noi, che ad un certo punto, proprio non si può piegare e per disgrazia o fortuna, non ha bisogno di luci scintillanti per motivarsi. E quando mi guardo allo specchio, con quelle scene che tornano in mente, la schiena un pò mi fa male, ma il cuore mi cade in una certa pace. Aurora
Cara Aurora,
hai già capito che la questione non è se piegarsi o meno - ché è un problema morale - ma se provare invidia oppure nutrire un sano disprezzo (o, al limite, compassione per quelle povere ragazze che fossero costrette dalla fame a vendersi). E questo è un problema psicosintetico.
Caro Salvatore anagrammato,
ti ringrazio per gli apprezzamenti. Ho visitato il tuo blog, che ho trovato stimolante e ben fatto, tanto che ho intenzione anch'io di linkarlo da questo blog.
Come hai già visto, sono tra quelli che hanno rispolverato il termine «psicosofia» (dandogli però un significato un po' diverso da quello steineriano), per cui siamo in buona sintonia.
Forza, ché il sonno della coscienza non deve prevalere!
Caro/a Zenzen, pubblico volentieri il tuo commento al post. Ti invito, la prossima volta, a inviare il commento attraverso "Seleziona profilo" e poi, se non possiedi un account Google, "Anonimo". É più veloce. Grazie.
« il berlusconismo offende tutti coloro che sono diversi, sia uomini che
donne.
Per prostituirsi con tanta leggerezza con il consenso pure della madre,
vuol dire aver perso completamente sensibilità, la connessione col
proprio sè e la copacità di sentire cosa viene dall'altro.
Abbiamo tutti di fronte molti belusconiani il cui atteggiamento è
sprezzante, falsamente paternalista, menefreghista, egoista e chi più ne
ha più ne metta...ciò che conta per il berlusconiano è il proprio
interesse, il proprio tornacontoe per questo fine usa tutti.
Io di fronte ad un atteggiamento del genere mi chiudo a riccio, mi
disgusta, sono eterni peter pan e forse in prima fila ci sono gli
omosessuali, che non si assumono mai responsabilità»
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