sabato 13 novembre 2010

Tutti gli uomini del presidente

Di tutte le donne del presidente abbiamo già detto. Del resto, gli ultimi sviluppi di cronaca rosa - e cioè l’affaire Ruby, Nicole, Nadia e così via - costituiscono la cornice più esauriente per stabilire la funzione della donna nell’immaginario berlusconiano. Un’altra sua donna autorevole, la pacata raffinata onorevole Daniela Santanchè racchiudeva un tempo quest’immaginario in una frase lapidaria: “Lui [il presidente Berlusconi] ci considera solo in posizione orizzontale, ma io non gliela do…”
Pertanto, ci occupiamo oggi degli uomini, senza fare sottili e capziose distinzioni in base alla classificazione di Don Mariano nel romanzo (e poi film) Il giorno della civetta, di Leonardo Sciascia:

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…»

Ma noi, che siamo democratici, trattiamo tutti con la stessa dignità, chiamandoli ‘uomini’.
Il primo tipo che voglio prendere in considerazione è rappresentato dal più grande alleato del presedente, cioè Umberto Bossi. Mi sembra degno di nota il fatto che, in quanto più grande e fedele alleato, egli, nel tempo, si sia espresso nei confronti di Berlusconi con la più alta considerazione:

“L'Uomo di Arcore mostra le stesse caratteristiche dei dittatori, perché insiste nella sua volontà di non ritirare l'infame decreto Biondi che mette in libertà i peggiori ladri, concussori, corrotti, ricettatori” (18 luglio 1994).

Alfredo Biondi, detto fra parentesi, è uno degli uomini del presidente che, negli ultimi giorni, ha abbandonato il PDL. "Non ne potevo più. Ormai nel partito tutti pensano ad adulare il capo solo per fare carriera o arricchirsi". Ma andiamo avanti con il Senatur:

“Berlusconi, uomo di Cosa Nostra, non poteva che essere di pasta profondamente antidemocratica. (...) Il Polo per le origini mafiose della ricchezza di Berlusconi gravita su Palermo (…) Berlusconi che è il capo di Forza Italia, un partito creato da Dell'Utri inquisito per mafia che con i suoi mezzi senza limiti tiene in vita tutti i partiti del Polo” (24/25 Ottobre 1998).

A onor del vero, dobbiamo dire che la situazione di Dell'Utri è cambiata: adesso non è più indagato per mafia... adesso è solo condannato in Appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. E quindi il Senatur si è tranquillizzato. Infine:

“C'e' qualche differenza tra noi e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema e' che al Nord la gente e' ancora divisa tra chi sa che Berlusconi e' un mafioso e chi non lo sa ancora (…) E' un palermitano che parla meneghino, e' il meno adatto a parlare di riforme. L'unica riforma che veramente sta a cuore a Berlusconi e' che non vengano toccate le sue televisioni. Invece io dico che bisogna portargliele via, perche' le sue televisioni sono contro la Costituzione. La prima riforma da attuare e' quella di mettere in circolazione l'informazione. Berlusconi e' tutto tranne che un democratico” (12 Settembre 1998).

E via lodando in questo modo. Povero presidente: se questo è ciò che pensa di lui il suo più importante e fedele alleato, c’è da immaginarsi cosa pensino di lui i suoi avversari.
Del resto, non possiamo trascurare il mitico Capezzone, niente popodimenoche portavoce del PDL, cioè di Berlusconi. Ecco, Daniele Capezzone, prima di assurgere a portavoce del PDL, così si esprimeva:

“Vi chiamate Popolo della libertà ma di libertà vi è rimasta solo quella vigilata. Dite di tenere alla famiglia ed essere contro il divorzio, ma avete due famiglie e siete tutti divorziati. Volete mandare in carcere i ragazzi per sei spinelli ma se viene un cane poliziotto a Montecitorio si arrende il cane”.

Queste sì che sono parole di un vero portavoce! E quanta devozione troviamo nei confronti del suo futuro capo, a cui poi si voterà con abnegazione:

“In nessun paese al mondo avremmo un premier così. Per essere chiaro, voglio prescindere dall’esito dei processi di ieri e di oggi, e perfino, se possibile, dalla rilevanza penale dei fatti che sono emersi. Ma è però incontrovertibile che Silvio Berlusconi, prescrizione o no, abbia pagato o fatto pagare magistrati. Così come da Palermo, quale che sia la qualificazione giuridica di questi fatti, emergono fatti e comportamenti oscuri di cui qualcuno, Berlusconi in testa, dovrà assumersi la responsabilità politica” (11 dicembre 2004).

Chi meglio del mitico Capezzone poteva fare da portavoce al PDL? Del resto, non ha forse condiviso con il suo capo anche il martirio, ricevendo pochi giorni fa, un paio di pugni da uno sconosciuto di passaggio?
Tuttavia, fra gli uomini del presidente spiccano anche personaggi come Emilio Fede, che non ha mai rinnegato una volta il padrone, confessando pubblicamente che gli deve tutto. E, infatti, pare che il nostro Emilio detenga un posto particolare accanto al presidente nei momenti goliardici e distensivi del bunga-bunga show.
Dicono di lui che non sia un esempio d’imparzialità giornalistica, ma ciò rappresenta il miglior biglietto da visita per fare carriera, come uomo, nel mondo berlusconiano. Altri fior fiore di giornalisti e politici gli contendono il posto di leccapiedi preferito del presidente – invano, devo dire, anche se ce la mettono tutta. Addirittura, ultimamente sorgono iniziative per far assurgere l’antica arte dell’adulatore (il corrispettivo maschile del meretricio: e poi dite che non esistono le differenze di genere!) ad un livello professionale di tutto rispetto: “Che diamine! Come voi reclamate il diritto di denunciare i fatti, noi reclamiamo quello di distorcerli!”. Guarda il summit del pensiero libero.

Ecco, la caratteristica assai diffusa degli uomini del presidente è la faccia come il fondoschiena, condita di arrivismo e piaggeria. Sul piano psicosintetico, colpisce una sindrome del tutto singolare, ancora da studiare a livello psiconeurologico, e cioè la difficoltà a mantenere a lungo la stessa posizione intellettuale e capovolgere improvvisamente quanto dichiarato in precedenza.
E tra breve, vedremo (il processo è già in atto) i contorsionismi di molti uomini del presidente al fine di prendere le distanze dal reuccio di Arcore. Fa parte anche questo dell'homo normalis.

1 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:

Anonimo ha detto...

A me Capezzone fa una gran tristezza. Probabilmente quando era ancora radicale e lo vedevo ai dibattiti in TV, non avevo capito niente del personaggio, ma la mia percezione era quella di una persona che aveva in se una qualche giusta passione politica, sotto alle indubbie doti di intelligenza e acume con cui attaccava gli avversari e sosteneva la sue idee.
Adesso, quando parla, non è che l'ombra di se stesso. Sono rimaste l'intelligenza e l'acume, ma anche persone poco sveglie possono sentire che le sue parole sono diventate vuote... tanto vuote che se ne devono essere accorti anche i berlusconiani, perché questo mitico portavoce, la voce la porta sempre meno... se fate caso, ormai parlano La Russa, Gasparri, Lupi, perfino Bondi, mentre Capezzone sta sparendo...
Mi pare questo, un ottimo esempio di cosa succede a chi si vende l'anima, credendo di guadagnarci, barattandola con un po di quattrini.
Persone che credono di poter rimanere le stesse, svuotandosi dei loro ideali e così firmano la loro condanna, non tanto alla morte, quanto a ciò che più teme chi si vuole affermare: la dissolvenza.
E' qualcosa che gli uomini di visione miope non riescono ad afferrare. Non lo afferra Fede quando dice che vorrebbe un Travaglio berlusconiano tra i suoi giornalisti, senza capire che è l'essere un Giornalista serio, che riporta i fatti senza compiacere i potenti, che fa di Travaglio, quello che è.
Non lo capisce Belpietro quando si illude di poter essere un Santoro di destra alla Rai, dimostrando di non avere la minima percezione di cosa sono quella misteriosa onestà intellettuale, dignità, respiro libero che attirano il pubblico verso Annozero.
Ecco, ciò che i berlusconiani proprio non afferrano, è che quelle qualità come Dignità, Onestà intellettuale, libertà dell'anima, che hanno fatto di tutto per sminuire e ridicolizzare, per poi convincersi di fare un grande affare a vendersele, sono le uniche forze che potevano tenerli in vita tra la tempesta.
Ma tornando a me ed alla mia tristezza, ho sicuramente in comune con Capezzone la volontà di affermarmi: riuscirò a farlo in modo dignitoso? Se e quando mi sfiorerà la tentazione di vendermi l'anima, ricorderò che prezzo ha e se ne vale davvero la pena? E soprattutto, troverò in me una motivazione al "non vendersi l'anima" che vada al di là del successo e meno, contro la dissolvenza? Essere al di là della "convenienza"...
A volta mi sembra che non resti che pregare....
Aurora

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