Le lezioni di Sociosofia del magister Neòkleos erano tra le più vivaci. La sua critica procedeva implacabile nella demolizione della cultura moderna, come per esorcizzare la possibilità di una qualsiasi nostalgia per l’«epoca dell’arroganza», come lui la chiamava.“Agli inizi del terzo millennio avvenne una crisi economica senza precedenti. Le «bolle speculative» - come allora si definivano gli allegri investimenti in vista della massimizzazione dei profitti – fecero aumentare i prezzi a dismisura, mentre il mercato era sempre più in difficoltà: la forbice tra i ricchi e i poveri subì un’impennata e l’impoverimento sociale cominciò a investire anche la classe media. In più, il fallimento di molte banche e di molte grandi imprese fu arginato da massicci interventi statali, ovviamente con i soldi dei contribuenti e a spese dei servizi sociali – in primis la formazione e la sanità.”
Fece una smorfia di disprezzo, lisciandosi i folti baffi scuri, poi riprese:
“In quel periodo, la corruzione raggiunse livelli parossistici: nessun ente e nessuna istituzione – si può dire – rimase immune da questa grave piaga. Dal piccolo ufficio comunale, alle amministrazioni, fino ai vertici della politica l’abuso era di prassi, spesso esibito anche nelle maniere più spudorate e volgari. Ovviamente, tale costume pervase intimamente il tessuto sociale, e il modello umano di riferimento divenne il furbo, il ‘maneggione’, l’imprenditore senza scrupoli, l’affarista colluso con la ‘gente che conta’ e, in definitiva, l’individuo di successo, indipendentemente dal motivo e dalla storia del suo successo. Fu l’apoteosi dell’«uomo senza qualità», l’osannazione del mediocre – anche se dotato di una particolare misura di scaltrezza capace di risolvere a proprio vantaggio certe situazioni – che assumeva posizioni di rilievo o perché ‘raccomandato’ o perché in grado di sfruttare il desiderio di banalità, volgarità e disimpegno tipico del momento. In altre parole, fu il vero trionfo del nichilismo.
Quegli anni furono davvero impietosi. Eppure, la gente pareva non comprendere la situazione. Questo perché l’informazione era ormai quasi del tutto asservita alla plutocrazia: non solo le televisioni private, ma anche le reti pubbliche erano dominate interamente dai partiti, così come la carta stampata. E i partiti, a loro volta, erano espressione di gruppi di potere più forti: le lobbies economico-finanziarie, le lobbies professionali e corporative, le lobbies religiose…
A distanza di così tanti anni non si capisce bene quanto la coscienza della gente fosse vittima della degenerazione della civiltà moderna, cioè involuta e istupidita, e quanto semplicemente rassegnata.”
Il magister sollevò le sopracciglia in un mezzo sorriso ironico. La sua opinione accoglieva chiaramente la prima ipotesi: non mancava mai di sottolineare come i nostri progenitori dell’Era Moderna fossero ai suoi occhi del tutto primitivi. Si guardò intorno, in modo un po’ teatrale e canzonatorio… poi si fece di nuovo improvvisamente serio.
“Eppure, il progresso tecnologico stava accelerando la dissoluzione del sistema. Soprattutto il web. La carta stampata era sempre meno letta, i programmi televisivi sempre meno preferiti alla rete, più ricca di proposte e contenuti, più in grado di stimolare e favorire una partecipazione attiva, più capace, insomma, di costituire uno strumento su misura per le esigenze del singolo.
Arrivò il momento in cui apparve netta la profonda scissione tra le vecchie ignoranti generazioni costruite sui tradizionali mass-media e gl’internauti, molto più informati e critici. Venne, col tempo, a crearsi una rete internazionale di individui – tecnici, scienziati, intellettuali, esponenti della spiritualità, associazioni culturali e sociali, realtà comunitarie – sempre più capace di coordinarsi e promuovere azioni sociali sempre più efficaci. Il compito principale, ritenevano, era coscientizzare i dormienti, risvegliare il senso critico della popolazione.
E lentamente la popolazione cominciò a reagire. Non certo perché attirata da un nuovo modello di esistenza, questo no – aggiunse sghignazzando - ma perché sempre più frustrata per l’impoverimento progressivo e la precarietà degli aspetti sociali fondamentali, come il lavoro e l’abitazione. In altre parole, la popolazione, plasmata da decenni di ideologia consumistica e allettata dai piaceri dell’industria del loisir, si trovò improvvisamente tradita nella promessa del sistema: non poteva più partecipare al paese dei balocchi… i soldi e, insieme, la cuccagna erano finiti.
Dico questo per mettervi in guardia rispetto alla tentazione di ipotizzare una elevazione della coscienza popolare: il popolo vuole “panem et circenses”, come già avevano compreso gli antichi romani. Dopo duemilacinquecento anni le cose stanno esattamente allo stesso modo. Solo una minoranza critica può guidare un rinnovamento epocale, portandosi dietro le masse popolari, così come avvenne anche agli albori della nostra era planetaria, quando il sistema capitalistico non assunse più, ai loro occhi, l’autorevolezza che aveva avuto nei secoli passati. Le promesse del capitalismo erano, agli occhi di tutti ormai, fandonie che servivano solo a tenere in piedi un sistema ormai totalmente irrazionale, ingiusto e funzionale ai pochi ricchi.
Ecco perché le masse appoggiarono «la Rivolta della Rete», come fu chiamata, attraverso ininterrotte manifestazioni di piazza. Ma la vera guerra – sia ben chiaro - non si svolse certamente nelle piazze, né sui campi di battaglia o sulle barricate, ma dietro ai computer. Il popolo degl’informatici, sempre più numeroso, tolse ogni tipo di appoggio alla plutocrazia e dette avvio a terribili forme di boicottaggio, minando alle radici il potere economico-finanziario. Flussi enormi di denaro, come impazziti, cominciarono a migrare di regione in regione, riducendo sul lastrico veri e propri colossi mondiali.
Privata dell’appoggio dei media e della sicurezza del potere finanziario il sistema plutocratico cadde in ginocchio. Fu la fine del modello capitalistico… e anche l’inizio del «sistema cooperativo» dell’era planetaria.”


3 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:
Grazie per il lieto fine che colora lo sfondo alle tue utopie (altrimenti non sarebbero tali...). La realtà è cinicamente senza reazioni, né passioni, né valori condivisi, se non da pochi "informati e critici" come dici tu, e anche un po' più "svegli", aggiungerei io. É desolante guardarsi intorno. «O sei parte del problema o sei parte della soluzione», non esistono vie di mezzo.
Carissimo Fabio,
grazie del tuo ennesimo lavoro per risvegliare le coscienza :)
Adesso aspetto il romanzo su miolibro.it da promuovere ;)
Citando un cantautore emiliano...trionfi la 'giustizia planetaria' ;)
Un abbraccio
Giovanni
Come può l'Uomo vivere senza un'Utopia, senza un Sogno, senza un Senso che lo integri e lo elevi?
Buon Cammino a tutti i ricercatori coraggiosi.
Giovanni
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