domenica 11 luglio 2010

L’amore dell’homo normalis per la verità

Ogni tanto anche le ricerche della «psicologia della superficie» (come io la chiamo per distinguerla dalla «psicologia del profondo», o «psicosofia») possono avere un qualche interesse.
Un articolo pubblicato il 24 maggio sul sito di Repubblica riporta una ricerca compiuta da alcuni politologi della Georgia State University di Atlanta, ricerca che offre ulteriori graziosi spunti di riflessione sulla mentalità dell’homo normalis.
Il titolo dell’articolo esprime già l’intero succo della faccenda: «Vita eterna per le bugie soprattutto se ‘rettificate’». Vale a dire che mettere in circolazione un’informazione non veritiera equivale a darle l’immortalità, nonostante venga successivamente e rigorosamente smentita.
Anzi, “dai risultati ottenuti – come ha spiegato Brendan Nyhan - è emerso che la diffusione di rettifiche non solo non elimina i fraintendimenti, ma anzi li fa peggiorare. […] Le persone tendono ad accanirsi contro la correzione delle informazioni già messe in circolazione e alle quali avevano dato credito. Paradossalmente le smentite rafforzano i fraintendimenti”.
In pratica, succede che la gente rifiuta di credere alle opinioni contrastanti con le loro, anche quando queste opinioni sono avvalorate dai fatti. È sufficiente un’informazione scorretta, falsa per fornire l’alibi all’homo normalis a rafforzare la propria idea. Anche quando la notizia viene smentita, viene presentata per quello che è, cioè una bufala, l’homo normalis non fa una piega: semplicemente ignora la rettifica, anzi la vive come una minaccia ai propri pregiudizi, per cui si abbarbica ancora di più alla notizia falsa.
Ovviamente, nonostante la ricerca sia stata condotta riguardo all’informazione politica, tutto ciò vale anche per la vita di tutti i giorni: le dicerìe e le calunnie rimangono sullo sfondo della testa della gente, per riemergere in tutta la loro virulenza al momento opportuno.
“Sono due i procedimenti mentali che regolano l'assimilazione delle informazioni” - dice Nyhan. “Innanzitutto chi le riceve va alla ricerca di pregiudizi: quando leggiamo qualcosa cerchiamo in realtà una conferma ai nostri preconcetti, qualcosa che avvalori le nostre convinzioni. Non una vera informazione. Il secondo procedimento scatta invece al momento dell'eventuale smentita: noi lo chiamiamo backfire effect (‘effetto ritorno di fiamma’) ed è quel meccanismo mentale che porta a rafforzare le proprie convinzioni proprio perché qualcuno le ha messe in discussione o controdimostrate”.
È davvero desolante. All’interno della psicosintesi, noi «cercatori della verità», dobbiamo imparare a convivere con tale squallore, senza illuderci che la forza della verità, prima o poi, debba comunque affermarsi. La verità si afferma solamente presso coloro che la amano più di ogni altra cosa, come diceva il nazareno: “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18, 37). Non è così per chi è figlio della menzogna, ma questo non deve impensierirci: esiste una missione più grande dell’essere testimoni di verità?

Ritengo che la gente sia in grado di svegliarsi alla verità solo quando è in una situazione disperata, quando ha preclusa ogni altra soluzione di comodo. Altrimenti - quando non vi è sufficiente sofferenza – ad ogni tentativo di riveglio, di riflessione critica, risponderà negando cocciutamente le evidenze oppure con la abituale classica affermazione: “Sì, vabbe’… ma che ci vuoi fare?”.
Gustatevi le eterne verità (talmente evidenti da provocare immediatamente nell’homo normalis il rifiuto istintivo) delle parole di Silvano Agosti: Discorso tipico dello schiavo.



Aggiunta: un esempio lampante di quanto dico nel post, Antonio di Pietro

Nuova aggiunta: Luigi de Magistris

1 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:

Fabio Guidi ha detto...

Un amico, che ha girato parecchio il mondo e conosce bene l'inglese, mi ha scritto gentilmente questo chiarimento:

"Il termine backfire significa, più propriamente, rispondere al fuoco. Backfire sono i colpi di arma da fuoco che si sparano in risposta ad un attacco. Fuoco di sbarramento potrebbe essere un'altra possibile traduzione,
anche se meno puntuale. Ti scrivo questa precisazione perchè la traduzione mi sembra più adeguata al contesto del post, come reazione agguerrita e battagliera di chi si sente sotto
attacco."

In effetti, mi sembra proprio che questa traduzione sia migliore. Pertanto, dobbiamo dare una tiratina d'orecchio alla giornalista autrice dell'articolo... e anche a me, che ho solo riportato il virgolettato, senza verificare la correttezza della traduzione dell'articolista. Grazie.

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