mercoledì 20 gennaio 2010

Il fascino del genitore rifiutante

È un mistero… conoscete il vecchio brano di Elio Cara, ti amo? Vi consiglio vivamente l’ascolto prima di continuare la lettura di questo post.



Quando ascoltiamo brani come questo, sorridiamo per l’ironia… eventualmente, sempre ridendo, esclamiamo “è davvero così!”, ma non assumiamo la faccenda con la dovuta serietà. In effetti, la satira - sia politica che di costume - ha proprio il compito di mettere in risalto verità che sono sotto gli occhi di tutti, ma che non abbiamo sufficiente coraggio da riconoscere. Ecco, allora, questi giullari che, acutamente, come sempre è avvenuto nei secoli, ci ricordano quanto siamo addormentati. L’homo normalis, ovviamente, li prende come paradossi, utili solo a suscitare umorismo, insomma, a ‘divertire’ (de-vertere = deviare, distrarsi).
Ma perché continuare a menare il can per l’aia? Nel brano il buon Elio mette in evidenza i paradossi della relazione amorosa, tra i quali svetta il principio secondo il quale se sei buono vieni preso per i fondelli, se sei stronzo vieni adorato.
Solamente la nostra spensieratezza può permetterci di riderci su.

Ciò è particolarmente evidente nei bambini. Il bambino sceglie invariabilmente il genitore rifiutante. Ad esempio, in caso di separazione, se deve scegliere tra un genitore rifiutante e un altro affettuoso, prende come punto di riferimento il primo. Magari sarà affezionato più intimamente al secondo, magari si identificherà con il secondo… ma seguirà invariabilmente il genitore rifiutante. Infatti, il bambino, deprivato della sua accettazione, della sua considerazione o delle sue cure, per tutta la vita rincorrerà ansiosamente queste attenzioni… da chiunque, ma in particolare dal genitore da cui è stato deprivato. È come se volesse ostinatamente chiudere una gestalt, un’esperienza rimasta aperta: “Prima o poi dovrai darmi quell’amore di cui ho diritto”, sembra dire.
Agli occhi di un individuo del genere - una volta cresciuto - le persone accoglienti non destano interesse, non sono abbastanza da stimare… le persone di valore sono coloro che lo snobbano, lo disprezzano, lo tollerano a malapena…
Non è strano tutto questo. No, non è un mistero, ma una legge fondamentale della psiche umana, che - come ben sappiamo – funziona per opposti.
Dunque, chi non cerca i rapporti fondati su valori come la crescita umana e il rispetto profondo, ma cerca il controllo e la manipolazione può far tesoro di queste indicazioni. Il genitore accogliente, invece, può mettersi l’animo in pace e sperare che, una volta cresciuto, il figlio inizi un percorso psicosintetico che lo porti ad una maggiore consapevolezza di sé e dei suoi legami ancestrali.

PS. Come ogni posizione, anche questo post è parziale. Non escludo che in un prossimo post e da un'altra prospettiva esprima concetti del tutto diversi.

2 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:

Anonimo ha detto...

Ciao Fabio,
il post che hai messo è molto interessante, ma dove la metti "l'esperienza umana correttiva"... quella eperienza talmente piena di amore e comprensione che ti permette di risalire dalle difficoltà, ti aiuta a crescere e ad identificarti nel senso di divenire veramente "Soggetto pensante". Non esistono solo i genitori... per fortuna!
Michela

Anonimo ha detto...

Allora, evviva il genitore accogliente a patto che... riesca a "mettersi l'animo (sempre così molteplice) in pace" e speri in quella terra promessa cui il figlio arriverà, chiamato percorso psicosintetico.
Nel frattempo da quella terra promessa mi giunge una citazione di un maestro hindù che afferma di "guardare i nostri figli come li guarda una bambinaia... e così la bambinaia amerà il vostro bambino, lo vezzeggerà, giocherà con lui, lo tratterà come se fosse suo, ma, se la licenziate, ella sarà pronta ad andarsene a casa col suo bagaglio, dimenticando ogni forma di attaccamento. Una comune bambinaia non proverà il minimo dolore nel lasciare i vostri figli per andare a prendersi cura di altri. Questo è l'atteggiamento che dovreste avere verso tutto ciò che considerate vostro. Siate come una bambinaia; se credete in Dio, convincetevi che tutte queste cose, che ritenete vostre, in verità sono Sue". Bella questa perla che ci viene dalla spiritualità che, da un altro punto di vista, mi fa tornare in mente una frase che mi disse una volta una ragazza da me manipolata: "Bisognava nascere orfani!". Tesi improbabile, ma rende idea della frustrazione che c'era in gioco. Infatti, me lo diceva ogni volta che condividevamo i nostri periodi di impotenza adolescenziale ripercorrendo pesanti vissuti fanciulleschi...
Comunque non posso che sottoscrivere le parole chiare, semplici e profonde di questo post, in breve: reali.
Adesso lo dico come genitore che ha lentamente conquistato il suo essere "affettuoso" da non molto tempo, rimanendo in accordo con quella mia vecchia fidanzata. Ebbene si, ora sono diventato buono e così vengo sovente preso per i fondelli, ma è anche vero che sono meno dominato dalla paura della manipolazione che ben conosco, in quanto figlio di madre manipolativa, seduttiva, rigida! Elio direbbe, ma lui e solo lui, ve lo garantisco... stronza.
Ed ora nella mia sensibilità davanti a questo vissuto, mi barcameno tra la mia ex-compagna con doti di subdola manipolazione (facile per me da smascherare) e la figlia che nella pretesa, talvolta agisce tali caratteristiche introiettate (difficili per me da accettare) facendo leva sul mio affetto-senso di colpa.
Così di generazione in generazione speriamo nella psicosintesi come eterna conoscenza di sé fino al divino traguardo in cui saremo tutti bambinai di noi stessi.
Un genitore (un pò frustrato)

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