Come si sa, Luigi De Magistris - ora candidato nelle liste dell’Italia dei Valori - è stato, ultimamente, definitivamente scagionato da ogni accusa da parte della Procura di Salerno che, tra l’altro ha riconosciuto che è stato vittima di persecuzioni da parte dei colleghi della procura di Catanzaro, i quali hanno ostacolato pesantemente le sue indagini sugl’intrecci tra politici, imprenditori e malavitosi. Altro che scontro tra procure! Che figuraccia ha fatto il CSM! (Ovviamente, ha fatto una figuraccia per la minoranza informata degli italiani. Tutti gli altri, vittime spensierate dell’informazione serva, come al solito, non si sono accorti di nulla.) Lo stesso vale per Gioacchino Genchi. Chi è che chiede scusa? Chi è che rimedierà alle colpe commesse? Ma non è questo il punto.Nel processo disciplinare contro Luigi De Magistris, il procuratore Vito D’Ambrosio rappresentava l’accusa. D’Ambrosio, ha fatto il pretore ad Ancona, poi è approdato al CSM, divenendo procuratore generale presso la Cassazione. Nel 1995 sceglie la carriera politica, viene eletto come consigliere regionale per il PDS e per due legislature è presidente della regione Marche. Dopodichè rientra in magistratura a ricoprire la vecchia carica. Non mi ricordo che Nicola Mancino abbia avuto da obiettare nulla al riguardo, mentre tuona attualmente contro l’ingresso in politica di De Magistris: “Non deve più tornare a fare il magistrato!”. Ma non è neppure questo il punto.
D’Ambrosio era stato particolarmente aggressivo nel processo del CSM a De Magistris, respingendo in toto le istanze della difesa, e il finale è noto: De Magistris è stato sanzionato della censura e trasferito “ad altra sede e ad altra funzione”. In pratica, non solo è stato allontanato da Catanzaro, ma gli è stato impedito di continuare a fare il Pubblico Ministero! Questa è la ragione per cui De Magistris – che ha sempre sostenuto la sua volontà di servire il Paese nella Magistratura – si è trovato costretto ad entrare in politica (come Di Pietro), mentre per altri (come D’Ambrosio) è stata una libera scelta. Ma anche questo non è il punto.
Be’, io non sono un esperto di cronaca politica, ma mi si dice che proprio D’Ambrosio, grazie al ministro della Giustizia Mastella, abbia evitato, mentre era Commissario Straordinario per la ricostruzione post terremoto nelle Marche, un’ispezione richiesta per fare chiarezza sui lavori della ricostruzione. Affidare proprio a lui l'accusa a De Magistris (nelle cui indagini compare anche Mastella) non suona leggermente inopportuno? Viene da pensare che anche il PD sia ormai diventato più un comitato d’affari che altro? Ma perfino questo non è il punto.
Il punto è che il Procuratore Generale della Corte di Cassazione Vito D'Ambrosio, durante la sua pedagogica requisitoria contro De Magistris, aveva sostenuto che il magistrato napoletano «interpreta in modo errato e distorto» il suo ruolo, come una «missione» più che come «un mestiere». In altre parole, la colpa di De Magistris è stata quella d’interpretare la sua funzione allo stesso modo di un Falcone o di un Borsellino, non certo come ha fatto lo stesso D’Ambrosio, per il quale il suo lavoro pare sia stato un «mestiere» come un altro, un lavoro che si può lasciare per fare politica, per diventare consigliere regionale e poi addirittura presidente della regione Marche per due volte, e poi, infine, quando si viene sconfitto, riprendere serenamente. Be’, D’Ambrosio si comporta in modo del tutto coerente con la sua linea di pensiero, non c’è ombra di dubbio.
Vito D’Ambrosio, la cui moglie è la direttrice del Centro di Psicosintesi di Ancona, è uno stimato esponente dell'Istituto di Psicosintesi. Mi domando: che cosa pensa l'Istituto del «caso De Magistris»? La vicenda può rientrare nel vasto campo della Psicosintesi Sociale, oppure esula dagli interessi di una psicosintesi intesa puramente in senso intrapsichico?
