“Del sangue che hai versato ti sei resa colpevole, con gli idoli che ti sei fabbricata ti sei macchiata d’impurità. Hai fatto giungere al colmo i tuoi giorni, è il momento di dire «basta!» Perciò, ti decreto lo scherno dei popoli e il disprezzo di tutto il mondo.” (Ez 22, 4)Così il profeta Ezechiele, all’inizio del VI secolo dell’era precristiana, rivolgeva il suo oracolo infiammato contro Gerusalemme. Il carisma del profeta è quello della denuncia, carica di sdegno e disgusto. Il profeta è animato da una rabbia immensa, oltre che da un insopprimibile sentimento di giustizia.
Un amico, il diacono Fulvio, mi ha girato in questi giorni un’invettiva del giornalista siciliano Giacomo Di Girolamo, che prende spunto dalla tragedia abruzzese. Di Girolamo, che ieri sera è apparso anche ad Annozero, ha pubblicato questo discusso editoriale sul portale www.marsala.it, che stranamente stamani è inaccessibile.
“Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti stravolti, le dirette no-stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. […]
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l'economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella. C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri - da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n'era proprio bisogno? […]
Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto. Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all'opposizione) perché c'è il terremoto. Come l'11 Settembre, il terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo". […]
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra ipoveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d'altronde.”
Ecco, io non penso che vi sia un unico modo di servire il prossimo. Psicosinteticamente, potremmo dire che ognuno di noi è animato da un archetipo, un simbolo transpersonale potentissimo, una voce imperiosa che, dal proprio intimo, ci indica una direzione. La Via del Profeta è la denuncia, lo sdegno, l’appello ad un mondo diverso, ad una vita più sincera, più spirituale. La funzione del profeta è scuotere le coscienze addormentate!
Bisogna rispettare e onorare i profeti, anche perché sono rari coloro che prendono questa scomoda posizione, controcorrente e avversata dal sistema. Resta il fatto che il destino del profeta rimane sempre quello di suscitare incomprensioni e contrasti, anche tra la brava gente. A proposito, sapete la differenza tra il Profeta e il Ribelle? è che il primo denuncia una ingiustizia collettiva, mentre il secondo difende sempre una minoranza, con la quale s’identifica. Riflettiamo (bene, perché non è così agevole l’intuizione) su queste due posizioni psicologiche.
Così come bisogna rispettare e onorare coloro che seguono l’impulso di altri archetipi, come i volontari che si prodigano con tanta passione ad assistere i bisognosi, ad esempio. È vero che spesso l’assistenzialismo non fa altro che tappare le falle di un sistema che non funziona, è vero che spesso la sua prospettiva è miope, ma è altrettanto vero che è costituito da tante persone di «buona volontà»…
Giacomo Di Girolamo non è un profeta, mi direte… è vero, ne siamo ben lontani, ma neppure l’assistenzialismo, spesso, è animato da energie così pure, ammettiamolo.
In definitiva, non si tratta di determinare chi è che interpreta la parte migliore (ciò mi sembra qualcosa di molto molto egoico), ma semplicemente di svolgere nel modo migliore la propria parte.
In spirito di comprensione reciproca e collaborazione.
