La psicosintesi - non essendo la psicoanalisi - si trova a confrontarsi con le vicissitudini dell’«homo normalis». Parlo dell’impiegato che non conosce altra conversazione se non le vicende dell’ultimo avvenimento sportivo, o dell’ultima automobile status symbol, o dell’ultimo promettente investimento finanziario. Egli è inseparabile dal suo cellulare: se lo porta dietro anche durante la sua seduta di allenamento in palestra, al corso di spin bike, che gli serve per scaricare lo stress accumulato durante l’attività lavorativa.
É scontento, si lamenta continuamente perché piove o perché fa caldo, perché non trova posto nello spogliatoio che pure è stato ampliato rispetto all’anno precedente o perché è stato cambiato il modello di bilancia sulla quale si deve sempre salire con i calzettoni perché non c’è niente di più facile che prendere un fungo. Quando arriva distoglie lo sguardo perché non sa bene come comportarsi, sta bene attento a non salutare per primo perché, se poi l’altro non risponde, l’affronto alla sua autostima sarebbe intollerabile, è guardingo e timido quando è da solo con te, ma, non appena si forma il suo clan, esibisce un chiassoso cameratismo degno di essere invidiato dagli adolescenti.
Sua moglie è un'insegnante che da tempo ha smarrito la vocazione educativa. Le sue conversazioni vertono sugli eccessivi impegni familiari, sul fatto che la scuola, ormai, non offre più molto tempo libero perché il peso delle riunioni pomeridiane è diventato intollerabile. Tuttavia, non rinuncia all’impiego a tempo pieno, perché il part-time non sarebbe sufficiente alle necessità (!) della famiglia, perché i figli oggi sono esigenti, anzi è la società ad essere esigente e i figli ne sono le vittime. In realtà, il part-time la metterebbe di fronte al vuoto della sua vita, o a responsabilità che non intende assumersi, o all’una e l’altra insieme. Per cui, non le rimane che esercitarsi nello sport nazionale, lamentarsi: i ragazzi sono sempre più vagabondi e maleducati, il preside è un accentratore o un pedissequo esecutore delle insensate disposizioni ministeriali, gl’insegnanti sono pagati troppo poco per tutto quanto è loro richiesto e per forza di cose sono demotivati...
Beata sua sorella, che può permettersi di fare la casalinga! Può permettersi di accompagnare con il fuoristrada, alle 8 del mattino, nell’ora di punta, i bambini a scuola; tornare a prenderli alle 13, nell’ora di punta, calcolando i tempi di cottura del polpettone lasciato a bollire; riaccompagnarli il pomeriggio al corso di basket, nell’ora di punta e, mentre li aspetta, poter conversare con le altre mamme. Tema d’obbligo: i figli, come sono impegnativi, ma che soddisfazione che danno, e giù a narrare l’epopea del figlio minuto per minuto, nei suoi successi familiari, scolastici, sportivi e chi più ne ha più ne metta.
Si trova anche a parlare del marito, troppo impegnato nella sua libera professione, di questo sì, deve lamentarsi, ma senza tralasciare di dire che guadagna bene e non fa mancare nulla alla famiglia. E poi, dice lui, abbiamo tutto il fine settimana per noi, il sabato pomeriggio possiamo uscire per fare shopping e la domenica andare tutti insieme al palazzetto, devi vedere come tifano insieme padre e figlio! Sottolinea con soddisfazione che il marito è più un amico che un padre con il figlio, si diverte un mondo quando giocano insieme alla Play Station ed è molto indulgente nell’educazione. Certo, non capisce perché il figlio maggiore, ormai adolescente, da un po’ di tempo appare così svogliato, annoiato, trascura la scuola; si fa qualche spinello con gli amici, ma chi non lo fa oggi? Sono le normali crisi dell’adolescenza, ma, ad ogni buon conto, la prossima settimana lo porto dallo psicologo.
Riusciamo, amici psicosintesisti, a rimanere sufficientemente svegli, di fronte a tutto ciò?
