sabato 24 gennaio 2009

«Analisi Esistenziale», 4

Ho già avuto modo di far notare che l’Analisi Esistenziale è particolarmente orientata al futuro, al progetto esistenziale che l’individuo liberamente sceglie. L’Analisi Esistenziale insiste più sulla libertà dell’individuo che non sui suoi condizionamenti familiari e sociali: l’essere umano è responsabile del proprio «mondo», delle proprie scelte e delle proprie azioni... non deve appellarsi agli esiti sfavorevoli della vita - di cui sentirsi innocente vittima - e non deve aspettarsi che altri prendano decisioni di cui non ha il coraggio. Questo è il prezzo della libertà.
La libertà non è imparare ad accettare ciò che si scopre di essere (in altre parole: rassegnarsi ai propri condizionamenti), ma scegliere attivamente il nostro destino, volerlo.
Ed ecco la parola chiave che segna il passaggio dall’Analisi Esistenziale alla pratica della psicosintesi vera e propria: volontà. In psicosintesi l’individuo assume un atteggiamento attivo all’interno del processo di ricerca interiore e la relazione tra analista e analizzando nasce come rapporto di «formazione» che, progressivamente, si trasforma in «autoformazione». Quest’ultima rappresenta lo stadio finale in cui l’individuo, dopo aver scoperto il Senso intorno al quale progettare la propria esistenza, concentra le sue energie in quella direzione, attraverso la comprensione e la disciplina.
In definitiva, l’analista esistenziale chiede una sola cosa all’interlocutore: e cioè di essere – semplicemente - vero, vale a dire di essere realmente presente nella relazione, da persona a persona. L’Analisi Esistenziale vede nell’incontro umano lo strumento più importante per la trasformazione interiore. É infatti l’incontro profondo e autentico tra esseri umani a costituire quell’esperienza umana correttiva senza la quale non è possibile alcun cambiamento.
“Sii te stesso!” costituisce il motto dell’approccio esistenziale, potremmo dire. Non importa quanto essere te stesso ti costi, non importa il grado di conflitto e di sofferenza che l’essere te stesso reca con sé...
Un’analisi il cui scopo è renderti più indulgente riguardo alle tue debolezze non è Analisi Esistenziale...
Un’analisi il cui scopo è ottenere maggiore successo nell’ambiente in cui vivi non è Analisi Esistenziale...
Perfino un’analisi il cui scopo è la realizzazione del tuo potenziale umano non è Analisi Esistenziale...
La realizzazione di sé è qualcosa che non può essere conseguito “se non «per effectum» e non invece «per intentionem»... Il compimento di se stesso, la realizzazione delle proprie potenzialità non potrebbero dunque rappresentare uno scopo coscientemente ricercato dall’uomo stesso: solo un uomo che avrà mancato il vero senso della propria vita sognerà il compimento di se stesso non come effetto, ma come fine in sé” (V. FRANKL, Alla ricerca di un significato della vita).
In questo passaggio, lo psichiatra esistenzialista viennese polemizza con la posizione ingenuamente ‘umanistica’, tutta tesa al risveglio delle forze latenti dell’uomo, al dispiegamento dell’intero suo potenziale corporeo, psichico ed energetico. La bolla, giustamente, come una deriva ‘narcisistica’, dovuta alla mancata realizzazione del Senso.
Certamente Frankl, nella sua polemica, non si riferisce alla Psicologia Umanistica seria, quale la teoria di Maslow, secondo il quale, oltre l’appagamento dei bisogni «carenziali» dell’equilibrio fisiologico, della sicurezza, del senso di appartenenza e dell’autostima, individua nell’«autorealizzazione» (self-actualization) il quinto e più elevato bisogno umano. Secondo Maslow, anche se gli altri quattro bisogni vengono soddisfatti, “presto si svilupperà un nuovo stato di scontentezza e di irrequietezza, se l’individuo non sarà occupato a fare ciò che egli, individualmente, è adatto a fare. Un musico deve fare musica, un pittore deve dipingere, un poeta deve scrivere per poter essere definitivamente in pace con se stesso. Ciò che uno può essere, deve esserlo. Egli deve essere come la sua natura lo vuole. Questo è il bisogno che possiamo chiamare di autorealizzazione” (MASLOW, Motivazione e personalità).
In definitiva, l’Analisi Esistenziale non desidera né guarirti né renderti un superuomo, ma intende solo aiutarti ad assumere un atteggiamento responsabile di fronte alla serietà dell’esistenza, nonché a metterti in grado di scoprire e dire sì al tuo «destino».
Solo un’analisi di questo tipo è in grado di costituire il lavoro preliminare ad un proficuo lavoro negli stadi più avanzati della psicosintesi.

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