martedì 23 dicembre 2008

«Analisi Esistenziale», 1

È risaputo – forse - che la psicosintesi costituisce un intervento successivo alla psicoanalisi. Assagioli dice che condizione preliminare della psicosintesi è “di acquistare una conoscenza quanto più possibile completa degli aspetti consci e inconsci della personalità” (Princìpi e metodi della psicosintesi terapeutica, p.70). Quando parliamo di psicoanalisi, però, non bisogna essere troppo frettolosi nell’identificare questo termine con il procedimento classico messo a punto da Freud.
Vi sono tanti metodi di «analisi della psiche» - e quindi ‘psicoanalitici’, in senso ampio - e non tutti sono accettabili in un’ottica psicosintetica: freudiani classici, junghiani, adleriani, kleiniani, lacaniani, reichiani e bioenergeti, psicodrammatisti, gestaltici, neofreudiani, esistenzialisti, umanisti, eriksoniani…
Innanzitutto, che cos’è una «psico-analisi»? Possiamo cominciare col dire che non è una psicoterapia, così come viene oggi comunemente intesa. Anche in ambito psichiatrico, si sostiene generalmente che “il trattamento psicoanalitico si propone la modificazione stabile della personalità dell’individuo e non già la risoluzione dei sintomi. La psicoanalisi, infatti, è stata sempre meno considerata un metodo «terapeutico» quanto piuttosto una sorta di ermeneutica" (SARTESCHI-MAGGINI, Psichiatria, La Goliardica Editrice, Parma 1982, p.1049). La precedente citazione esprime in modo chiaro gli aspetti costitutivi della pratica della psicoanalisi:
1. La psicoanalisi non è una psicoterapia (la quale mira alla risoluzione dei sintomi), ma opera sempre in assenza di scopi terapeutici immediati.
2. La psicoanalisi si pone come obiettivo la modificazione stabile della personalità, cioè incide sulla trasformazione del carattere dell’individuo.
3. La psicoanalisi è una sorta di ermeneutica, vale a dire un metodo interpretativo, attraverso il quale viene chiarito il significato profondo, nascosto dei pensieri e degli atti del soggetto.
In definitiva, “la psicoanalisi non è certo il trattamento d’elezione per le situazioni d’emergenza, né può servire in casi di pronto intervento psichiatrico. Quando si dovessero verificare, nel corso dell’analisi, situazioni di questo tipo, bisogna in genere ricorrere a qualche psicoterapia non analitica" (GREENSON, Tecnica e pratica della psicoanalisi). Lo stesso Freud è senza esitazioni su questo punto:
"Il lavoro analitico procede nel modo migliore quando le esperienze patogene appartengono al passato, così che l’Io sia riuscito a prendere da esse le distanze. Negli stati di crisi acuta l’analisi è praticamente inutilizzabile" (FREUD, Analisi terminabile e interminabile, cap. 4).
Il trattamento psicoanalitico si presenta, in primo luogo, come un metodo euristico e, più precisamente, si configura come il procedimento finalizzato alla ricerca della verità psichica, cioè alla conoscenza interiore, secondo il motto delfico «uomo, conosci te stesso». In questa prospettiva, la psicoanalisi, anziché essere «terapia», in senso stretto, rientra più nel campo della «formazione», e costituisce una sorta di maieutica socratica.
Gli obiettivi di una relazione analitica sono, pertanto, assai evidenti. Al contrario della psicoterapia, la psicoanalisi non è identificabile con alcuna forma di sostegno o di alleviamento della sofferenza. “Il primo e più importante compito dell’analisi non è dunque quello d’infondere coraggio al paziente, quanto quello di aiutarlo a percepire la sua infelicità” (FROMM, L'arte di ascoltare). Ha una funzione stimolante, sbloccante, sovversiva.
L’analisi promuove una trasformazione interiore: questa deve costituire la motivazione profonda che spinge all’esperienza psicoanalitica. La sofferenza stessa, seppure costituisca un elemento importante, “non è un motivo sufficiente per dedicare a una persona anni di lavoro sfibrante, faticoso e difficile” (FROMM, L'arte di ascoltare) . La conoscenza di sé è orientata alla propria crescita personale.
(continua)

martedì 16 dicembre 2008

A proposito di follia

Nel suo ultimo Passaparola Marco Travaglio ha avuto modo di affermare desolato che “siamo un popolo di rincoglioniti”. Temo che Travaglio sia un po’ troppo ottimista. Il tema riguarda la solita faccenda della percezione deviata che hanno le persone insane di mente.
Seguendo la visione della Psicosintesi chiediamoci chi è un folle, uno psicotico. Forse è utile distinguere tra «nevrotico» e «psicotico». Un nevrotico soffre di un conflitto interno, ma non è un conflitto interiore che stabilisce che sia malato o meno. Maslow è molto chiaro al proposito:
«Essere ammalati significa forse accusare sintomi? Ebbene, sostengo che la malattia può consistere nel non accusare alcun sintomo quando dovrei accusarlo. E la salute, significa essere privi di sintomi? Quale dei nazisti ad Auschwitz o a Dachau era in buona salute? Quelli con la coscienza tormentata, o quelli la cui coscienza appariva loro chiara, limpida, serena? In quella condizione, una persona profondamente umana era possibile non avvertisse conflitto, sofferenza, depressione, furia e così via? In una parola, se mi direte di avere un problema di personalità, prima di avervi conosciuto meglio, non sarò affatto certo se dovrò dirvi 'bene!' ovvero 'mi dispiace'» (Verso una psicologia dell’essere).
È sano avere dei conflitti in determinate situazioni. Immagina una donna che rimane incinta senza avere una relazione stabile alle spalle… il padre del bambino non ne vuole sapere, anzi spinge per l’aborto… le dice che le vuole bene, ma, se vuole che il rapporto possa avere un futuro, tutto deve rimanere com’è ora, perché non è il momento… lei stessa sarebbe oltremodo penalizzata nella sua attività lavorativa… Eppure questa donna sente la vita crescere dentro di sé… sa che mai si potrebbe perdonare la scelta d’interrompere la gravidanza… inoltre, è il figlio dell’uomo che ama, nonostante tutto… e poi il tempo scorre, inesorabile: forse questa è l’ultima reale occasione che la vita le offre per la maternità… E sente anche le voci della famiglia che si fanno strada nella sua coscienza inquieta… il dispiacere per una madre che non sarebbe in grado di comprendere la sua scelta… e per un padre che rimarebbe deluso per la sua leggerezza…
Come può questa donna non vivere la situazione con una coscienza tormentata? Sarebbe forse sana se facesse la sua scelta - in un senso o nell’altro - con freddezza e una coscienza serena? Non dimostrerebbe questa donna una scissione dalla realtà delle cose?
Ecco, la psicosi consiste proprio nella scissione dalla realtà. Lo psicotico vive in un mondo allucinatorio, del tutto soggettivo, senza alcun ancoraggio al mondo reale… E – ciò è significativo – può non esserci alcuna sofferenza in questa condizione di follia. Anzi, l’individuo può sentirsi in forma, entusiasta della sua realtà allucinatoria, o quanto meno nutrire un rassicurante distacco di fronte agli altri e al mondo… Eppure, è indubbiamente un folle, come colui che pensa di essere continuamente ammirato dalle donne per le sue indiscusse qualità, mentre le donne lo blandiscono solo per la sua posizione di potere.
In definitiva: il nevrotico è tormentato, ma può essere sano… lo psicotico è sempre malato psichicamente, ma può non dimostrare nessun sintomo.
Quindi, la salute mentale si misura non dalla sofferenza soggettiva, ma dalla lontananza oggettiva della persona dalla realtà. Tale lontananza delinea la follia. E vi sono grandi follie e piccole follie… può esserci cioè una follia ordinaria, strisciante, che non si nota proprio perché assai diffusa. Travaglio è ottimista nel parlare di “rincoglionimento”: è follia, invece.
Le ultime elezioni in Abruzzo hanno visto la vittoria di Chiodi del PdL. La percezione di molti abruzzesi vede in lui la speranza di un rinnovamento politico e civile, dopo le ultime bufere.
A proposito di follia.
Le elezioni hanno anche sancito l’inabissamento del PD.
La lettura dei dati offerta ad uno sguardo superficiale non è corretta. Innanzitutto, le percentuali che vengono sbandierate non tengono conto del fatto che quasi un elettore su due non si è recato alle urne. Pertanto, il Centrodestra non ha realmente ottenuto il 49% dei consensi, ma meno del 26%. E lo schieramento opposto circa il 23%. E in tale schieramento di Centrosinistra, il PD ha preso circa 106.000 voti, quando alle Regionali del 2005 Ds e Margherita erano stati votati da 259.000 elettori. Ha perso la bellezza di circa 153.000 voti ! Non sono un matematico, ma - mentre ad una lettura superficiale si parla di un calo del 15% - ad occhio e croce mi sembra che il calo sia di circa il 60% ! Sessanta-per-cento, avete capito bene ?!
L’IdV, invece, ha quasi quintuplicato i suoi voti, eppure l’intellighentzja del PD dice che Di Pietro soffoca il PD, che bisogna senza indugi separarsi dall’ex magistrato, perché è un abbraccio mortale. È una percezione un po’ anomala della realtà, non vi pare?
A proposito di follia.
Curiosamente, è la stessa analisi che fa Berlusconi, che non perde mai l’occasione di esortare il Pd a rompere l’alleanza con Di Pietro. Certo che è proprio generoso il PdL a offrire dei consigli del tutto disinteressati al diretto avversario politico sulla strategia vincente da tenere. Ovviamente, i commenti della base del PD – che tributa sempre più onori a Tonino, basta vedere i commenti sui vari blog - vanno perlopiù in tutt’altra direzione. Ma i dirigenti del PD non riescono a vedere neppure questo.
A proposito di follia.