
Su, abbiamo il coraggio di riconoscere che, mediamente, i giovani contemporanei sono sufficientemente «viziati». Non li facciamo diventare così!
Le dodici regole del post precedente ci ricordano in che modo viziamo i nostri figli. Fin dalla nascita accondiscendiamo ogni loro desiderio. Ogni loro capriccio è un ordine e ogni loro responsabilità una bestemmia. Magari facciamo gli straordinari per garantire loro l’ultima trovata della moda. Ci mancherebbe altro! Cosa potrebbero pensare gli amici?
Fin dalla tenera età li esponiamo a un linguaggio volgare, ma socialmente apprezzato e incoraggiato. La loro igiene fisica ci sta a cuore più della loro igiene psichica. Del resto, a quale igiene psichica ci sottoponiamo noi stessi? Non ridiamo anche noi, molto divertiti, quando il comico televisivo usa lo stesso linguaggio osceno?
Fin dall’età della ragione li «educhiamo» nel relativismo morale, pensando che offrire degli stabili valori di riferimento significhi essere intolleranti e fanatici. Ma quali valori saremmo ormai in grado di trasmettere loro? L’obbedienza ad un società malata? Il rispetto del rampantismo sociale? L’ossequio a
slogan del tipo “giovane (anzi, adolescente) è bello”, “con i soldi si ottiene tutto”, “al di fuori della famiglia non c’è da fidarsi di nessuno”, e così via?
Fin dal loro ingresso nel mondo sociale difendiamo ogni loro azione e li proteggiamo di fronte ad ogni conflitto, cercando i torti solo negli altri, mai in loro. Li giustifichiamo, li facciamo sentire sempre dalla parte della Verità, contro un mondo cattivo e ingiusto.
Questo tipo di educazione viene a costituirsi come un ostacolo potentissimo al loro sviluppo, alla loro maturazione, insomma, alla loro crescita umana. Questo tipo di «non-educazione» li fa rimanere dei bambini, intellettualmente acritici e affettivamente immaturi.
Questo tipo di «non-educazione» alimenta la nostra
cultura narcisistica e favorisce lo sviluppo di personalità narcisiste.
Intendiamoci, esiste tanto un narcisismo “sano”, quanto uno “patologico”.
Affermare la presenza di un narcisismo sano equivale a riconoscere l’esistenza di determinati “bisogni narcisistici” (o bisogni dell’Io) che fanno parte del corredo naturale di un individuo e che devono essere incoraggiati dai genitori. Essi emergono insieme all’emergere dell’Io e comprendono i bisogni di
considerazione, di
risonanza, di
comprensione, di
partecipazione e di
rispecchiamento. Anche ogni adulto sano ha bisogno di trovare adeguata considerazione al di fuori di sé, deve sentire che ciò che esprime trova risonanza negli altri, desidera sentirsi compreso con calore, nutre l’esigenza di condividere con altri esseri umani le sue idee, i suoi sentimenti e il suo agire, insomma, ha bisogno di confrontarsi e specchiarsi nell’altro in maniera profonda.
Di contro, una «personalità narcisista» tenderà a instaurare rapporti dove l’altro non è vissuto di per sé, ma come parte di sé stessi, dove l’altro, quindi, non esiste realmente. La personalità narcisista desidera la conferma del
partner, dei figli e del proprio mondo in genere, e il suo interesse principale è garantire la sopravvivenza della propria immagine gonfiata del
falso Sé.
Le tendenze narcisisistiche, da una parte, generano negli altri sentimenti di ammirazione e di invidia, dall’altra conducono l’individuo, nonostante le apparenze, in una spirale d’isolamento e solitudine. Successo, riconoscimento pubblico, espressione sicura e disinvolta nell’ambito sociale, ma anche distacco e incapacità ad entrare in contatto profondo con gli altri, ad abbandonarsi alle relazioni e ad uscire dalle proprie illusioni egoiche, contraddistingue ogni narcisista.
Un individuo narcisista nutre ricordi di un’infanzia senza problemi, protetta; è stato incoraggiato e lodato dai genitori nelle sue prestazioni; spesso mostra una ricchezza di possibilità e di talenti fuori dal comune; è stato ammirato e invidiato e il suo successo è stato l’orgoglio dei genitori. Eppure, dietro a tutto questo sta, in agguato, la depressione, l’insignificanza personale, il senso di vuoto, di autoalienazione, la perdita di senso. Spesso è sufficiente un leggero insuccesso, il fallimento di un rapporto o la constatazione della propria reale solitudine e difficoltà di comunicare, da persona a persona, con gli altri esseri umani, per far crollare l’immagine del
falso Sé.
Vi prego - genitori, insegnanti - non alimentiamo questa misera cultura del narcisismo!
Non credo che l’attuale sistema socio-culturale possa portare all’uomo di domani quella felicità di cui ha diritto. Non penso che giustificare ogni azione di un ragazzo contribuisca a formare in lui un adeguato senso della realtà. Non penso che proteggere all’eccesso un figlio possa aiutarlo ad acquistare quella necessaria sicurezza e fiducia di sé. Non penso che assecondare ogni suo desiderio materiale possa sostituire la soddisfazione dei suoi bisogni reali: di contatto, d’intimità, di calore, di comprensione, di partecipazione profonda.
La nostra società, invece, sta attualmente percorrendo questa strada. Il nostro disinteresse, perché presi dalla nostra «realizzazione» sociale, e la nostra mancanza di tempo da dedicare ai nostri figli, li spinge verso surrogati affettivi nocivi e spesso assai rischiosi. Non cerchiamo di esorcizzare i nostri sensi di colpa assecondando – e talora condividendo appieno - il loro consumismo e diventando dei loro ‘amici’, invece che adulti tali da costituire dei punti di riferimento per i loro valori e le loro scelte.
Ecco di che cosa ha bisogno un ragazzo in crescita: di attenzione e comprensione per il suo mondo, di calore e sostegno affettivo, di modelli adulti capaci d’incarnare valori autentici, che sappiano anche porre – prima a se stessi e poi agli altri - dei limiti rigorosi e razionali insieme.
E poi di fiducia, fiducia, fiducia…