In realtà, la «formazione» dell’uomo è un compito che dura tutta la vita. Da bambini e poi da fanciulli e da adolescenti vengono poste le basi per una formazione più ampia, che porterà l’individuo alla piena conoscenza, al possesso disciplinato e alla trasformazione di sé, secondo il motto della Psicosintesi. È una ricerca della nostra natura più profonda.Non tutti sono però adatti a questo itinerario faticoso. Lo stesso Socrate, il simbolo di questa ricerca, ne era lucidamente consapevole. Discutendo con Teeteto, nell'omonimo dialogo platonico, così si esprime:
“Quelli che amano stare con me, se pur da principio appaiono, alcuni di loro, del tutto ignoranti, tutti quanti poi, continuando a frequentare la mia compagnia, ne ricavano, purché il dio glielo permetta, straordinario profitto: come vedono essi medesimi e gli altri. Ed è chiaro che da me non hanno imparato nulla, bensì proprio e solo da se stessi molte cose e belle hanno trovato e generato.
Ma di averli aiutati a generare, questo sì, il merito spetta al dio e a me. Ed eccone la prova.
Molti che non riconoscevano ciò, e ritenevano che il merito fosse tutto loro e mi guardavano con un certo disprezzo, un giorno, prima del necessario, si allontanarono da me, o di loro propria volontà o perché istigati da altri. E una volta allontanatisi, non solo il restante tempo non fecero che abortire, per cattivi accoppiamenti in cui capitarono, ma anche tutto ciò che con il mio aiuto avevano potuto partorire, per non averlo abbastanza coltivato, lo guastarono, tenendo in maggior conto menzogne e fantasmi che la verità. E finirono per apparire ignorantissimi a se stessi e agli altri. [...]
Ora, quelli che si accompagnano a me, anche in questo patiscono le stesse pene delle donne partorienti: perché hanno le doglie, e giorno e notte sono pieni d’inquietudine assai più delle donne. E la mia arte ha il potere appunto di suscitare e al tempo stesso di calmare i loro dolori. Così è dunque di costoro.
Ce n’è poi altri, o Teeteto, che non mi sembrano gravidi e, allora, codesti, vedendo che di me non hanno bisogno, mi do premura di collocarli altrove. E diciamolo pure: con l’aiuto del dio, riesco facilmente a trovare con chi possano congiungersi e trovar giovamento. [...]
Ebbene, mio eccellente amico, tutta questa storia io l’ho tirata per le lunghe proprio perché ho il sospetto che tu, e lo pensi tu stesso, sia gravido e abbia le doglie del parto. E dunque affidati a me, che sono figlio di levatrice e ostetrico io stesso, e a quel che ti domando vedi di rispondere nel miglior modo che sai. Se poi, esaminando le tue risposte, io trovi che alcuna di esse è fantasma e non verità, e te la strappo di dosso e te la butto via, tu non ti sdegnare con me come fanno per i loro figli le donne di primo parto. Già molti, amico mio, hanno nei miei confronti questo risentimento, tanto che sono pronti addirittura a mordermi, se io cerco di strappar loro di dosso qualche scempiaggine. E non pensano che io faccio questo per benevolenza.”
Alcuni, semplicemente, non sono gravidi - per riprendere la metafora socratica - non possiedono quell’inquietudine che costituisce la conditio sine qua non di ogni autentica ricerca. Altri si stancano prematuramente di questo tormento della gestazione e si ritirano, convinti di poter andare avanti con le sole proprie forze. La superbia o le influenze nocive li portano inevitabilmente ad abortire e a distruggere ciò che avevano precedentemente maturato. Altri ancora, alimentano in se stessi un violento risentimento nei confronti del «maieuta», dimenticando qualsiasi gratitudine e, addirittura, calunniandolo.
Così è la vita…
La gratitudine… La gratitudine è un’importante qualità psicosintetica.
Ieri sera ho fatto visita a mia madre, una ottantaseienne giunta ormai al termine della sua vita, non più lucida mentalmente, costretta a letto in seguito ad una paresi che le ha compromesso la funzionalità della parte sinistra del corpo, non ancora rassegnata a vivere con una badante con la quale non ha familiarità e che vive come una presenza invadente, visitata da angosce diurne e notturne che le parlano di impotenza, solitudine e nonsenso.
Durante la notte ho fatto un sogno. Ho sognato che mi svegliavo riposato, mi alzavo dal letto con in mente una serie di attività quotidiane che mi aspettavano, facevo i miei esercizi mattutini di scioglimento e di respirazione, andavo in cucina e, nel piacevole silenzio della mattina, mi preparavo la colazione… Poi, con l’aroma del caffè che ancora riempiva la casa, mi preparavo ad uscire… e mi sentivo profondamente grato alla vita.





