Il movimento psicosintetico deve rispondere criticamente e responsabilmente alla grave crisi in cui versa la nostra società.Oggi meno che mai il contributo della psicosintesi deve rivolgersi ad un lavoro puramente «intrapsichico», che costituisce il vero vizio di fondo della psicologia del profondo. La psicoanalisi non ci ha forse insegnato la diffidenza a lavorare sulla «realtà oggettiva», limitandoci a prendere in considerazione le rappresentazioni psichiche dell’individuo? In altre parole, la realtà psichica è l’unica realtà che possiamo conoscere: ebbene, limitiamoci ad essa. Se questa posizione, da una parte, ha senz’altro un valore epistemologico e degli indubbi vantaggi metodologici, dall’altra rischia di farci dimenticare un fatto invero assai banale: e cioè che l’uomo è inserito in un mondo reale, fatto di persone reali, con i loro valori e i loro pregiudizi, un mondo dove regna la solidarietà, ma anche l’ingiustizia.
Possiamo limitarci al mondo intrapsichico forse all’interno della psicosintesi terapeutica, ma senz’altro non in relazione agli altri settori applicativi della psicosintesi: l’educativo, il sociale e l’autoformativo, e tanto meno in una visione transpersonale.
La psicosintesi non è neutrale rispetto ai valori, ma s’impegna a promuovere i valori della Psicologia Esistenziale-Umanistica: l’autenticità riguardo alla propria natura, la trasparenza nelle relazioni, la giustizia sociale, la libertà nell’espressione di sé, il rispetto dell’altro, la responsabilità collettiva, il dialogo profondo, l’intimità dei legami, l’impegno creativo… Come può la psicosintesi non prendere posizione di fronte all’ipocrisia e alla meschinità, alla menzogna e all’inganno, alla disonestà e alla corruzione, alla crudeltà e al cinismo?
Ebbene, la psicosintesi ha molto da dire – e da fare - riguardo al clima culturale contemporaneo e al «carattere sociale» che ne scaturisce.
Viviamo in un mondo senza ideali, che ha perso la fede in ogni valore all’infuori degli pseudovalori dettati dall’opportunismo, dell’affarismo e dall’arrivismo.
Viviamo in un mondo che ha perso l’«anima», cioè il contatto con la profondità; votato agli interessi più superficiali, banali, effimeri e sempre più sordo e insensibile alle voci dell’interiorità e della serietà esistenziale.
Viviamo in un mondo senza grazia e dignità, dove regna il cattivo gusto e l’esibizionismo più a buon mercato; dove è sufficiente prendere qualche ‘scandalosa’ e dannosa iniziativa per salire alla ribalta dell’attenzione dei media, come nel caso del «futurista» Cecchini, considerato da alcuni sedicenti intellettuali un genio creativo. Gandhi oggi non riceverebbe la stessa attenzione.
Diamoci tutti da fare per rendere questo mondo migliore.
Leggi Perché l'Italia non è un paese democratico, di Felice Lima (giudice del tribunale di Catania)




