Un’amica mi invia una mail e mi chiede: “Fabio, quando scrivi qualcos’altro sul blog?”. Guardo e, in effetti, mi accorgo che non inserisco un post dal mese di agosto. Poi guardo le notizie del giorno sul sito dell’agenzia ANSA:“LONDRA - Il governo inglese è pronto a investire fino a 50 miliardi di sterline per ricapitalizzare le banche investite dalla crisi dei mutui subprime. E' quanto prevede il piano del governo secondo quanto comunicato dal Tesoro. Il piano prevede, in prima battuta, l'acquisto di azioni da parte dello Stato per 25 miliardi di sterline subito e altri 25 in caso di ulteriore necessità. L'ammontare riservato a ognuna delle otto banche coinvolte (Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered) varierà e dipenderà da vari fattori (tra cui la politica dei dividendi e gli stipendi dei dirigenti): per accedere al piano di salvataggio, tuttavia, le banche dovranno impegnarsi a concedere prestiti alle piccole imprese e ai proprietari di case. […] L'annuncio del piano ha messo le ali in Borsa ad alcune delle banche coinvolte, nonostante la piazza di Londra perda oltre il 2%.”
Molti cittadini inglesi plauderanno a questo annuncio. Eppure, tutti questi miliardi di sterline, chi li dovrà tirare fuori? Ovviamente, il contribuente inglese. Cioè, il cittadino comune, che lavora tutto il santo giorno e si trova in difficoltà con l’aumento delle bollette, dovrà sobbarcarsi le odiose speculazioni del capitale, cioè dei ricchi squali della finanza. Lo stato si trasforma in un Robin Hood al contrario: toglie alla povera gente, al cittadino comune per dare al ricco, sempre più avido e corrotto.
È già avvenuto negli Stati Uniti, avviene in Inghilterra, avverrà in Italia. Quanto scrivevo nell’ultimo post (“il sistema perfeziona la privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite, come anche il caso Alitalia sta dimostrando per l'ennesima volta”) è sempre più manifesto. Badate bene. Se io fossi un acuto profeta dell’attuale società, sarebbe forse più accettabile. Il fatto è che il re ormai è fin troppo nudo, e solo gli sprovveduti, usi solamente ai telegiornali servi e alle gazzette rosa, ai grandi fratelli e alle isole dei tristemente famosi, ai giochi a premi e alle carrambe… continuano a credere nelle favole del sistema.
“Ma, Fabio – sento una voce da dietro – stai parlando della metà degl’italiani!”.
Accidenti, ho capito perché non scrivevo da quasi due mesi! Ogni tanto sono pervaso da un senso d’inutilità, come di chi vede un’automobile in corsa verso uno strapiombo e non sa che fare per fermarla.
Sempre di oggi è un articolo apparso su Repubblica del sociologo Zygmunt Bauman, Il mondo drogato della vita a credito. In questo articolo, l’autore mette bene in luce come il nostro impazzito sistema economico si fondi sulla mitologia del Prestito. In altre parole, gli squali delle banche e della finanza hanno convinto l’homo consumens che non ha senso risparmiare per poi, eventualmente, spendere i soldi faticosamente messi da parte. “Perché aspettare per avere quello che vuoi?” Meglio prendere in prestito, indebitarsi, per poi pagare in futuro. E se non si ha soldi per pagare il debito, è sufficiente accedere ad ulteriori prestiti, contrarre ulteriori debiti.
Fino a che il sistema, del tutto irrazionale, scoppia, come sta avvenendo in questi giorni.
Ma niente paura: il sistema, con gli aiuti statali, sarà presto di nuovo in piedi. Sì, la gente comune sarà ovviamente sempre più povera, ma la colpa sarà della ‘congiuntura sfavorevole’. La gente continuerà a credere a questa panzana e i banchieri continueranno a fare lauti profitti.
La Psicosintesi, in questo stato di cose, non può fare a meno di mettere l’uomo di fronte tanto alla sua avidità smaniosa per gl’investimenti quanto alla tossicodipendenza consumistica al prestito. Si tratta di qualcosa di più che non invitare l’individuo a “confrontarsi con le proprie emozioni negative”.

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