mercoledì 13 agosto 2008

Psicosintetico socialismo liberale

Io mi sento profondamente liberale. Semplicemente perché credo che il singolo individuo abbia dei diritti inalienabili, tra cui la libertà di esprimere pienamente la propria autentica natura e la propria creatività. Questo dovrebbe essere condiviso da ogni psicosintetista, oltre che da ogni individuo di buon senso.
Ma mi sento anche profondamente socialista. E proprio per gli stessi motivi, nel senso che una società deve fare il possibile per garantire a tutti la possibilità di concorrere alla pari per affermare la propria personalità. Senza «pari opportunità» (non mi riferisco all’idiozia con la quale s’intende oggi questa espressione) non può esservi giustizia e, in definitiva, libertà. Che libertà di espressione ho se devo competere in una gara di corsa con l’uso di una sola gamba, a differenza di tutti gli altri?
Io sono più che convinto che la nostra società è sempre meno liberale e socialista, cioè sempre meno solidale con i più svantaggiati.
Io sono più che convinto che la Destra politica non ha alcun interesse a modificare questo stato di cose. Del resto ciò rientra nel suo patrimonio genetico, sempre a sostegno della conservazione e della restaurazione.
Io sono più che convinto che la Sinistra politica abbia perso completamente la bussola, cioè la propria identità sociale, assumendo sempre più i contorni di un apparato burocratico lontano dal sentire reale della gente: da una parte inseguendo i miti del suo passato e dall’altra sposando i miti dell’economia di mercato.
Né la Destra né la Sinistra intendono prendere seriamente in considerazione alcuni fatti inconfutabili:
Il capitalismo è sempre più interessato agli aiuti di stato, a farsi aiutare dai governi a fare profitti nell'ambito dell'economia protetta, a utilizzare denaro pubblico per fare guerre che avvantaggiano solo i suoi interessi economici... Il sistema perfeziona la privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite, come anche il caso Alitalia sta dimostrando per l'ennesima volta. Ciò non è né competitività né concorrenza né libero mercato. Liberalismo e socialismo negati.
Il sistema consente un'economia sempre più finanziaria e sempre meno reale. Quest'economia virtuale crea insicurezza, turbolenza dei mercati, crisi economiche e povertà: anche nei paesi occidentali la forbice tra ricchi e poveri si allarga sempre più e ciò costituisce una polveriera destinata prima o poi ad esplodere. Liberalismo e socialismo negati.
L'unico libero mercato che piace al capitalismo è l'attuale inferno del mercato del lavoro. Il sistema adotta la politica della precarizzazione del lavoro , isola il singolo lavoratore di fronte all'impresa, lo rende fragile, ricattabile e insicuro; abbassa il costo del lavoro, diminuendo il potere di acquisto, e scarica tutti i rischi sul lavoratore. Che sta facendo a questo proposito il sindacato? Liberalismo e socialismo negati.
L'inefficienza del sistema viene fatta ricadere sul lavoratore, sul semplice dipendente, quando è sotto gli occhi di tutti che sprechi e malfunzionamenti sono dovuti all'inettitudine (nel migliore dei casi) della classe dirigenziale, una classe assunta sempre più attraverso spartizioni politiche e i criteri dello spoil system. L'impresa o l'amministrazione non pagano mai: paga il lavoratore e l'utente. Brunetta farebbe bene a intervenire sulla classe dirigenziale invece di utilizzare una facile demagogia a scapito dell’ultimo anello della catena, che spesso si trova a dover reggere sulle proprie spalle i pesi dei suoi dirigenti. Si parla di “lavoratori fannulloni”, ma è risaputo che più in alto si è nella gerarchia del lavoro e meno si lavora. In compenso il dirigente fa più danni. Liberalismo e socialismo negati.
C’è bisogno di un Rinascimento, a partire dalle nostre menti. Quali orizzonti di utopia possiamo aprire, amici psicosintetisti?

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Anonimo ha detto...

A proposito di solidarietà...

Come ogni anno il GAS (gruppo di acquisto solidale) Livorno fa una pausa estiva.
Ci fermiamo per un mese, facciamo il punto della situazione, un bilancio economico e dell’andamento generale dei mesi passati.
Si rielaborano certe informazioni accumulate, ed eccomi qua, purtroppo, confermata in alcune mie opinioni che da tempo alimento sull’ambiente “alternativo”, ambiente in cui ci si aspetterebbe una maggior sensibilità e criticità.
Uso il termine “alternativo” pensando al suo possibile duplice significato: alternativo, all’interno della realtà dei GAS, è colui che ha cercato di condurre una vita sobria basata su un consumo critico e sulla solidarietà, che si è impegnato a programmare la sua spesa, che si è sforzato di non lasciarsi vincere dalla facilità di “buttare” qualcosa nel carrello di un supermarket.
Bene, queste persone hanno deciso, in gruppo, di spostare un’ingente somma di denaro dal mercato convenzionale a quello Solidale: questo, secondo me, si può definire chiaramente alternativo.
Alternativo, però, si definisce anche colui che veste cotone biologico, che acquista prodotti del Commercio Equo e Solidale, che educa i propri figli con il metodo “dialogico” e “non violento”, che nonostante manifesti un interesse per il “sociale”, in realtà trascura quella S finale che distingue un Gruppo d’Acquisto da un Gruppo d’Acquisto Solidale. Diciamo che questo soggetto è preso più dalla sua immagine di alternativo che dal risultato effettivo che può ottenere con le sue battaglie.
Questa persona vuol credere di essere libera, non conformata alle richieste della società, ma, in realtà, non fa altro che seguire quella spinta interna, di cui non conosce la natura e di cui non ha il controllo, che dice di ribellarsi, di essere diverso, di resistere, anche andando incontro a palesi svantaggi riguardo ai suoi stessi campi di interesse. Un ribelle, in qualche misura.
Tutto ciò è inevitabile quando non abbiamo la minima coscienza delle motivazioni che ci spingono a fare certe scelte.
La psicosintesi prevede lo sviluppo progressivo di una maggior consapevolezza alla base di ogni nostra azione e questo può accadere solo se conosciamo l’origine dei nostri impulsi, delle nostre inclinazioni e anche delle nostre idee, che saranno tanto più irrazionali quanto più la nostra personalità risulta scissa al suo interno.
A chiarimento di ciò che sto dicendo, in occasione dell’ultima consegna estiva di un nostro vecchio fornitore, sono emerse una serie di considerazioni che mi hanno lasciata a dir poco sconcertata.
Tralasciando le manie di potere che si ritrovano anche negli ambienti “alternativi”, che vanno dal voler emergere come il GAS migliore, essere riconosciuti dal territorio e dalle istituzioni (qualcuno potrà obbiettare: ma così abbiamo voce in ambito sociale… è opinabile e, comunque, spesso si vuole solo far vedere come siamo bravi), dispensare consigli per far diventare gli altri GAS come il nostro (anche se stanno funzionando benissimo seguendo la loro linea), e così via…
Potrei dilungarmi a parlare della rigidità mentale, dei bisogni di autoaffermazione, del buonismo e delle varie incongruenze che derivano da tutto ciò, creando un grande divario tra gli ideali e la loro realizzazione concreta, ma mi concentrerò sulla chiacchierata con il nostro amico produttore, che è assai significativa.
Mentre A. ci consegnava i suoi prodotti, ha iniziato a lodare la nostra puntualità negli ordini e nei pagamenti, la snellezza della nostra organizzazione ed il minimo peso delle nostre richieste riguardo alla gestione delle commesse e delle consegne.
Semplicemente, ci siamo organizzati in modo da rendere il più funzionale possibile il lavoro per noi e per i produttori senza aspettarci che tutta la fatica ricada su di loro…
A. continua dicendo che lavora con altri GAS, anche molto più vecchi del nostro, con cui incontra abitualmente difficoltà nella continuità degli ordini e nella loro gestione.
A questo punto condivido, con lui e altri gasisti presenti, il ringraziamento di un’altra nostra produttrice, che con le lacrime agli occhi, ha espresso la sua gratitudine verso il nostro GAS per aver garantito alla sua azienda un’entrata settimanale fissa, sulla quale adesso fanno affidamento; ribadendo che altri GAS fanno un ordine ogni tanto ma che non si può ritenere questa una forma di Solidarietà in quanto non sufficiente a garantire una stabilità economica alla loro azienda.
A. continua dicendo che non lavorerà più con i GAS che in realtà sono solo dei semplici Gruppi di Acquisto e che questi dovrebbero farla finita nel portare avanti ipocritamente la loro battaglia politica e sociale in cui si mettono in mostra a livello locale, tralasciando l’unica cosa che, in definitiva, conta: allacciare rapporti seri e durevoli con i piccoli produttori. A conclusione di questo discorso, ci comunica che un GAS ultimamente ha adottato la linea di non accettare nuovi iscritti se non danno la disponibilità ad offrire la loro opera “volontaria” nelle attività politiche e sociali del GAS stesso!
Siamo arrivati alla follia: viene negata la possibilità di adottare un consumo critico e responsabile e consumare prodotti biologici ed ecologici a prezzi accessibili (e quindi diffonderne la conoscenza e il consumo; senza considerare il fallimento dell’ideale del boicottaggio come principale forma di protesta e potere del consumatore che questa richiesta comporta). Viene negata l’idea per la quale un GAS nasce!
A questo punto mi chiedo: stiamo vivendo in un regime che va avanti con la furbizia piuttosto che con la violenza, ma ci possiamo lamentare di questo quando anche un in ambiente solidale e alternativo vengono adottati metodi furbastri e ipocriti?
Il nostro Premier non è altro che un nuovo archetipo che impersona la tendenza della nostra attuale società consumistica, superficiale e, soprattutto, basata sulla voglia di emergere, farsi notare e avere potere.
Un nuovo archetipo che non è potuto esistere fino ad ora, perché le società non hanno mai toccato, nella storia, questi livelli di egocentrismo/narcisismo e vuoto esistenziale.
Un archetipo che, in quanto tale, già sta lavorando nel nostro inconscio, che condiziona le nostre scelte e i nostri atteggiamenti, anche quelli delle persone più “critiche” e impegnate come chi si occupa o gravita in ambienti alternativi.
Come al solito, la morale della favola è che non si può voler cambiare il mondo se prima non cambiamo noi stessi.
Finché viviamo addormentati nel limbo dei condizionamenti familiari e sociali non saremo in grado di dare un apporto creativo alle nostre attività quotidiane, dalla gestione dei nostri rapporti alle varie forme di impegno sociale, perché la nostra percezione della realtà e le nostre idee sono distorte e, di conseguenza, le nostre scelte saranno irrazionali e spesso inopportune.

Elena

Luca ha detto...

Solo per dire che condivido quanto detto a proposito della visione socialista e liberale.

Aggiungo che venerdì scorso ho acquistato il suo libro Psicosintesi.
Ho terminato proprio oggi la parte relativa al "Conosci te stesso"; una lettura molto interessante, che mi ha spinto a mettermi subito al lavoro per cercare scoprire/stanare qualche mia subpersonalità.

Un caro saluto
Luca

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