domenica 13 luglio 2008

L'era planetaria - 9

Cominciavo ad intravedere il progetto generale della Psicosofia e la peculiarità del nostro intervento di filosofi. Era la prima volta che prendevo in considerazione i due differenti obiettivi di un lavoro psicologico: da una parte l’adattamento, la normalizzazione o la ‘razionalizzazione’; dall’altra una meta che ancora non riuscivo ad inquadrare bene, ma che costituiva lo sviluppo superiore dell’uomo. Dalle successive parole del magister Navarro sembrava che egli avesse scrutato i miei pensieri.
“In definitiva, i metodi degli Psicologi hanno senza dubbio una certa utilità, ma non hanno niente a che vedere con la vera ‘cura dell’anima’, la Terapia Dialettica degli Psicosofi. L’integrazione della mente razionale e di quella emotiva, obiettivo della Psicologia, è una prospettiva alquanto superficiale, seppure, in determinate circostanze, certamente utile. Quando si ricerca il semplice adattamento sociale, l’obiettivo generale, astratto e piuttosto meccanico dell’integrazione delle due menti, può funzionare. Tuttavia, il più complesso cammino di una Terapia Dialettica si fa strada attraverso metodi ermeneutici, cioè attraverso procedimenti che sollecitino interpretazioni creative delle realtà psichiche che emergono dal mondo inconscio.
La logica dei reami inconsci è il simbolismo, per il quale una realtà non è solo ciò che appare ai nostri sensi e che emerge alla luce della nostra coscienza, ma qualcosa di molto più vasto e importante, qualcosa che non può essere definito con esattezza, e che nello stesso tempo offre una linea guida, un orizzonte di significato. I metodi ermeneutici stabiliscono un ponte fra i due mondi - il conscio e l’inconscio - ed è per questo motivo che sono stati utilizzati fin dall’antichità per l’ammaestramento degli uomini. I miti, le creazioni artistiche, le favole, le parabole, i rituali rappresentano altrettanti tentativi di parlare al ‘cuore’ attraverso il linguaggio simbolico. Allo stesso modo, lo Psicosofo utilizza i sogni, le fantasie e i ricordi penosi della persona in cura, per costruire un mythos, un racconto, una narrazione capace di dare un senso e uno scopo al suo agire.
Queste interpretazioni, questi 'racconti' non sono veri, nel senso usuale dell’uomo della strada: lo prova il fatto che subiscono continue trasformazioni, o addirittura stravolgimenti, talvolta da una seduta all’altra. Sono, però, sempre ‘reali’, cioè psichicamente significativi per la persona in cura; in altre parole, sono ‘effettivi’, nel senso che producono effetti, sono in grado di mobilitare le energie psichiche in direzione della crescita.
Ormai, l’uomo evoluto ha superato l’illusione che questi ‘racconti’ siano illusioni. Chiarisco il gioco di parole.
Il concetto di verità si è estinto, è vero: ogni concezione, ogni teoria, ogni dottrina è semplicemente uno sguardo sul mondo, una prospettiva limitata, imperfetta, dettata dai nostri interessi, da ciò che vogliamo (o possiamo) vedere. Le teorie cosiddette scientifiche non fanno eccezione, e tuttavia sono utili, perché consentono all’uomo di avere maggiore padronanza sul mondo esterno. Questa maggiore capacità di gestire e organizzare la realtà non è illusoria, ma reale. Allo stesso modo, i ‘racconti’ terapeutici sono non veri, ma non per questo sono illusori, perché permettono una presa reale sul proprio mondo interno.
Del resto, non esiste alcun significato, nella vita dell’uomo, al di fuori di quello che lui stesso le attribuisce. Nella terapia è di fondamentale importanza trovare quel significato che richiede il sistema psichico per la propria evoluzione. Dunque, i ‘racconti’ terapeutici servono, eccome, e servono nella misura in cui stabiliscono dei ponti tra i cieli limpidi della coscienza e le acque oscure dell’inconscio.
“Magister, di che natura sono questi racconti?”, domandò Ilario.
“La mente inconscia - rispose Navarro - è la risposta del rettile e del mammifero dentro di noi, ma è anche il sentimento di Adamo, dei nostri antenati indeuropei, del cittadino greco, e così via, fino ai nostri giorni. In altre parole, raccoglie per intero l’eredità che si è accumulata nelle nostre strutture nervose, e che si esprime come reazione fisiologica, impulsiva ed emotiva.
Comprendete l’immenso spazio di creatività che viene ad aprirsi quando riusciamo ad integrare nella personalità cosciente queste arcaiche potenti suggestioni? Una volta che tali stati energetici puri si rivestono e si nutrono con le immagini e i concetti della mente razionale (ad esempio, la rappresentazione di una divinità greca), non riusciamo forse a dialogare con i misteriosi e fascinosi archètipi, i veri creatori del nostro destino?
Di fronte a questi contenuti, il terapeuta viene coinvolto molto più intensamente dal materiale che emerge dall’inconscio della persona in cura. I motivi archetipici interpellano entrambi i soggetti - e come non potrebbero? - a rivedere la propria visione della vita e la propria presenza nel mondo.
E lo stesso transfert, a questo stadio, non è più ostile o erotizzato, ma rappresenta il tentativo dell’individuo d’instaurare un profondo rapporto di comprensione con il terapeuta. Se quest’ultimo impedisse di fatto l’istaurarsi di un tale relazione, perché si àncora a posizioni ‘teoriche’ riduttive e superficiali rispetto ai contenuti psichici emersi nella terapia, ebbene, allora l’individuo si vedrebbe costretto ad appiattirsi su quelle stesse teorie. Proprio perché questa rimarrebbe l’unica via percorribile alla ‘comprensione’, la persona in cura svilupperebbe un transfert fortemente erotizzato o carico di una tale ostilità da potersi risolvere nella rottura della relazione e, quindi, nell’abbandono della terapia.
Ma nella misura in cui il terapeuta riesce a instaurare una relazione ‘tra uomo e uomo’, a farsi provocare dall’inconscio del partner (e non solo a provocare il di lui inconscio) e ad assimilarne i contenuti archetipici, sarà a sua volta assimilato nella psiche dell’altro come modello umano da cui ricavare una nuova arte di relazionarsi e tendere ad un’esistenza più ricca di significato.”
(continua)

0 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:

Posta un commento

Scrivi nel riquadro qua sotto. Pubblicheremo tutti i commenti, tranne quelli che costituiscano violazione di leggi o che siano volgari, offensivi, violenti e sterilmente polemici. Tuttavia, si prega di inserire il nome e cognome e la città dove si vive: un commento firmato è più «trasparente» e, quindi, maggiormente gradito.

Se non sei un utente di Google, nella sezione "Commenta come..." seleziona "Anonimo", così non ti sarà richiesta la password.