Dopo molto tempo aggiungo una riflessione al blog, che la mia depressione strisciante (spero cogliate l’ironia) mi aveva fatto trascurare. La depressione nasce quando le nostre energie vitali sono bloccate.Quando sono impedito nell’esprimere me stesso, quando mi sento impotente di fronte ad una Volontà soverchiante, schiacciante (intrapsichica o reale), quando sento che è inutile provare ad affermare me stesso, perché le forze in gioco sono molto più potenti di me, be’, allora nasce la depressione.
L’ultimo post - se si eccettuano i post utopici, che, in quanto tali, hanno un preciso significato - riguardava il V2day del 25 aprile ed era velato di amarezza. In seguito, cominciando a vedere i primi provvedimenti del governo Berlusconi, è iniziato lo sconforto che, se si prolunga nel tempo, assume i contorni di un vero e proprio stato depressivo, una condizione di non-speranza. La situazione politica italiana è aberrante.
Berlusconi, con tutta la demagogia di cui è capace – ed è immensa -, getta fumo negli occhi alla povera gente ignorante e sedotta dai «mezzi di distrazione di massa». Adotta un paio di provvedimenti popolari – tipo l’abolizione dell’ICI e il pugno duro con gli immigrati– per nasconderne una serie ben più nutrita in cui la democrazia nel nostro paese è sempre più svuotata e la qualità della vita sempre peggiore. Col tempo ci si accorgerà che tali popolari provvedimenti non hanno portato alcun reale beneficio e ci troveremo di fronte agli esiti
della militarizzazione del territorio,
della sospensione dei processi,
dell’imbavagliamento dell’informazione,
dell’eliminazione della class action,
della multa di centinaia di milioni per Rete 4,
del fallimento di Alitalia,
dell’impunibilità dei delinquenti,
ecc, ecc, ecc…
Ecco, la percezione di questo stato di cose mi ha rinchiuso in un silenzio desolato e impotente. Insomma, depressivo.
Ma che volete che sia! al momento in cui sto scrivendo, la situazione dell’Italia agli Europei di calcio pare promettente.
Mi domando come fa il 50% degli italiani a non vedere che cosa sta succedendo. Poi mi viene a mente Maslow.
Maslow era uno degli autori preferiti di Assagioli, lo abbiamo già detto. La psicosintesi si regge sui princìpi della psicologia umanistica, di cui Ma slow è stato uno dei più geniali rappresentanti. Sentite che cosa dice lo psicologo americano:
«Il nevrotico non è solo affettivamente malato; egli è cognitivamente in errore. Se la sanità e la nevrosi sono rispettivamente percezioni corrette e non corrette della realtà, […] in linea di principio le proposizioni di valore dovrebbero essere empiricamente dimostrabili e non semplicemente questioni di gusto o di esortazione. Quelli che hanno affrontato questo problema si renderanno conto facilmente che qui possiamo avere una base parziale di una vera scienza dei valori e quindi dell’etica, delle relazioni sociali, della politica, della religione, ecc.»
È un passo davvero illuminante! Ogni psicosintetista dovrebbe fare i conti con queste affermazioni, ma ho l’impressione che ben pochi sono disposti a trarre realmente le conclusioni del pensiero di Maslow e della psicologia umanistica.
Per quanto mi riguarda, tornerò presto ai miei vaneggiamenti utopici.

4 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:
Caro Fabio,
sono daccordo con te nel verificare la situazione italiana. I miei frequenti viaggi mi portano spesso ad osservare il nostro paese dall'estero, e non posso non provare anch'io una frustrante costernazione quando realizzo lo stato di cose nel quale il nostro paese naviga o, meglio, affonda. Le persone con cui interagisco nelle mie permanenze fuori dal Bel Paese mi confermano che si ha degli italiani un'immagine ancora pittoresca e, quando mi do pena di parlare della nostra realtà al di là degli stereotipi, verifico generalmente sempre la stessa reazione: amutolimento, incredulità, quasi imbarazzo.
Molti anni addietro scoprii che, ogni volta che tornavo, si verificva in me una reazione che definii: "shock culturale". La reazione aveva dei risvolti quasi somatici, percettivi, fisici direi. Sentivo come se un cappuccio mi stesse calando sulla testa, come se dei paraocchi mi fossero applicati alla vista; SENTIVO che la mia percezione delle cose e della realtà andava incontro ad un restringimento, ad una limitazione che talvolta assumeva i contorni di una vera e propria riduzione delle capacità cognitive/intellettuali.
Non gli diedi conto le prime volte ma il fenomeno si ripeteva costantemente, al di là di quella che poteva essere un'iniziale suggestione. Credo che la tua descrizione di una psico-ecologia ed, in questo caso, di un psico-inquinamento, abbia molta attinenza. Sono francamente imbarazzato dalla ignoranza degli italiani. Questo in definitiva era lo shock culturale cui facevo riferimento: la percezione netta, chiara, di come mi stessi immergendo in un ambiente psichico privo di larghe vedute, della percezione delle vastità del nostro mondo e delle relazioni che ci legano l'un l'altro, sia localmente che internazionalmente, a livello di sistema società. La qualità della nostra informazione è misera se paragonata a quello che si trova al di fuori dei nostri confini, il livello di istruzione è generalmente ridicolo, la conoscenza delle lingue, e quindi di uno strumento di conoscenza e relazione, è inesistente. I temi trattati dai nosti TG e dai nostri magazine o quotidiani sono sproporzionatamente focalizzati sulle beghe di pollaio della nostra politica interna, se politica la vogliamo chiamare, quando non sul gossip, e letteralmente non si ha idea di cosa succeda fuori dall'Italia o di cosa sarebbe possibile far succedere in Italia, in termini di buoni esempi di cultura e sviluppo sociale. Generalmente un italiano "annega" quando messo in contatto con una realtà anche solo parzialmente nuova o di più ampio respiro sociale, culturale, nazionale.
Torno al tema del tuo intervento.
Il dramma per me è vedere fino a che punto siamo diventati ignoranti, fino a che punto la visione che l'italiano ha scelto del proprio mondo sia scorreta, non funzionale, addirittura meschina, fino a che punto la massa abbia deciso di rinunciare ad una felicità più profonda, ad un reale soddisfacimento di TUTTI i propri bisogni.
Questo è il prezzo da pagare, il reale peso (in termini di responsabilità) della democrazia, che io pur sempre amo profondamente: scegliere. L'Italia ha scelto una visione del mondo così auto-umiliante che a uno come Berlusconi è stato riconosciuto il diritto di governare il paese.
Quali bisogni può soddisfare una simile visione del mondo? Quali speranze ha riposto la gente in questo "sistema di riferimento"? Quando l'italiano è andato a votare ha intimamente creduto, sperato, in qualcosa: questa è una verità ineccepibile, altrimenti non avrebbe votato (altro diritto a noi concesso). Mi chiedo: dove batteva il cuore di quell'elettore che sceglieva il modello-di-realtà-Berlusconi?
Eppure lo ha fatto. Ha scelto una serie di valori. Io sento che la nostra responsabilità, in questo senso, è quella di promuovere i valori oposti: quanta più coscientizzazione sia possibile, diffondere quanta più informazione, testimoniare quanto più coraggio sia possibile per fare breccia nel muro di cinica ignoranza, di reale depressione, nella quale la nostra società è caduta. E dobbiamo farlo con ancora più tenacia e coraggio ora che, oltre alle "naturali" resistenze dell'individuo, anche la classe dirigente, il potere, l'informazione, si opporranno strutturalmente a quei principi di crescita che professiamo. Dovremo avere il coraggio di essere critici quando il pensiero comune cercherà di omologarci, generosi quando l'avidità cercherà di corromperci, silenziosi quando il rumore dei talk-show e dei reality cercherà di assordarci, svegli quando i programmi televisivi o una falsa cultura cercheranno di addormentarci.
Dobbiamo difendere la nostra fede, intesa come la convinzione che un modello di vita miglore, più equo, più altruistico, più responsabile (in due parole: più sano), sia perseguibile e giusto. Un modello in cui Berlusconi sarebbe molto probabilmente "eletto" per una casa di cura.
Un abbraccio
E' vero la situazione italiana è aberrante....
Nelle ultime settimane il mio compagno accende la Tv per vedere il telegiornale, ma non resiste fino in fondo...
Io cerco di seguire alcuni minuti di programmi pseudo informativi (come le discussioni della mattina su LA 7) e mi domando che fare. Più che altro la domanda è: per chi o cosa dobbiamo combattere? Perchè mettere il coraggio di cui parla Emanuele e la testimonianza della nostra fede in un mondo sano?
Per quella milioni di persone che hanno deciso di dormire? Per quelli che hanno deciso di votare Berlusconi?
Ieri in una di queste trasmissioni televisive parlavano gli esponenti della così detta "opposizione". Non essendoci Di Pietro che è l'unico che dice cose sensate, usciva dalla discussione un'energia vuota. Quei politici parlavano senza dire niente, persi in beghe inutili, mentre il paese perde quelle conquiste di libertà e democrazia per cui tanti eroi hanno perso la vita. Alla fine avevano trasmesso una tale sensazione di inettitudine, che una parte di me era quasi attratta da Berlusconi!! E allora ho capito: la gente è attirata dalla sensazione che lui stia "Facendo"!!
Camminiamo verso la dittatura perchè la gente vuole spazzare via i discorsi anche con la violenza!! Non volete togliere i rifiuti da Napoli? Non volete le discariche? Volete la differenziata? Ma quanto rompete!!! La gente non ha voglia di informarsi, di imparare che bruciare i rifiuti fa venire i tumori! Tanto il tumore se lo beccano ad Acerra! Ed ecco che sotto sotto nel pensiero comune, Berlusconi che fa picchiare i protestanti di Chiaiano, fa bene!!
Credo insomma che non sia solo il sonno, ma anche una parte di inconscio che è stufo di lasciare spazio al confronto... Perchè il confronto serio è faticoso!!
In tutto questo che fare?
Ed ecco che torna in mente una frase:
la giustizia non è di questo mondo... e nemmeno noi..
Che significa? Per me vuol dire che non è nel mondo che devo aspettare la ricompensa ai miei sforzi.
In questo momento storico l'Italia sta dimostrando di volere la dittatura, quindi che dittatura sia!! E' nel nostro cuore che dobbiamo coltivare e proteggere i semi della speranza e della democrazia.
Per poterli ripiantare in terreno fertile e sicuro quando la maggioranza degli italiani avrà preso le legnate che chiede e scoprirà che non gli piacciono. E chissà che questo non ci ripulisca anche da una classe politica di opposizione che è inetta, senza carattere, viscida e pronta al dialogo per 2 briciole di illusione di potere.
Noi nel frattempo dobbiamo sopravvivere e sapere che questa merda non è casa nostra.
Casa nostra sono i paradisi che abbiamo costruito in varia misura nelle nostre vite.
E che nessuno ci può togliere.
Alla fine della vita, tutta l'ingiustizia del mondo rimarrà li e noi ce ne andremo con quello che abbiamo imparato.
Per chi combattere? Per me. Perchè? Perchè credo nella giustizia e nella libertà, non come obbiettivi raggiungibili, ma come limiti a cui vale la pena tendere.
Come posso mettere in pratica questo nella vita? Usando i piccoli spazi che sono rimasti, finchè ci sono e ricordando sempre che l'Italia è solo un piccolo pezzetto nel puzzle del mondo: qui sta venendo la notte, ma guardate che già si vedono le stelle!! Sono quelle persone che stanno domandandosi come noi, per chi combattere e che stanno decidendo di farlo comunque.
Credo che siamo ancora al tramonto, diventerà più buio ed è il momento di ricordare davvero che il nostro tesoro è nei cieli!!
Se gli spazi creativi in Italia, svaniranno, li cercheremo fuori!!
Tante decisioni si possono prendere: alcuni miei amici già parlano di andarsene, Beppe Grillo giorni fa diceva "è arrivato il momento di contarsi".
Quale che sia il "fare" che scegliamo, non dobbiamo perdere di vista la "Luce".
Insomma che ci tolgano, espressione, parola, libertà, quello che gli pare, ma non possono toccare il "regno dei cieli" perchè non sanno nemmeno che esiste!! Nostro primo compito è ricordare che esiste altrimenti saremo più morti di chi dorme!
Quindi Fabio ti sarò grata se ci continui a parlare di questo, di come mettere un tesoro la dove nessuno lo può toccare, di dove conservare i semi per il momento in cui ripiantarli... Io nel mio piccolo, come dice Travaglio, passo parola.
Aurora.
Il commento di Aurora fa risuonare in me delle corde molto potenti ed amate, ed aggiunge una prospettiva ulteriore attraverso al quale guardare la realta' attuale. Il tuo commento e' "cullante" e senza dubbio dona alla prospettiva una speranza di tipo diverso, piu' sottile, piu' profonda.
Ma sento che e' solo una parte (fondamentale: grazie per averla portata alla luce) della risposta.
Eppure ci deve essere una sintesi, e mi viene in mente un possibile esempio, che prendo paro paro dalla storia del mondo, non avendo altro modo per rispondere a questo impasse: Mahatma Ghandi.
Un uomo che ha agito (non semplicemente "fatto") ma la cui azione partiva da quella regione del cuore che dice Aurora. Credo lui possa essere un esempio a cui rifarsi, e che questo momento storico sia "ideale" per applicare la forza del suo messaggio.
Per quanto mi riguarda: distinguere tra fare ed agire e' la nostra responsabilita'. Questo e' il solo modo di testimoniare cio' che ci distingue: la ricerca della consapevolezza, che renda le nostre delle "azioni" e non delle reazioni/attivita'.
Un input artistico da parte di chi la pensa/la pensava come noi.
http://www.youtube.com/watch?v=LfFRoaCccjU&feature=related
Ci sono molti modi per dire la stessa cosa...
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