Il Decano sorrise assieme a noi. Ci sembrava, in effetti, incredibile che qualcuno potesse orientare la propria vita in quel senso. Poi, sempre sorridendo, continuò la sua prolusione.“Allo stesso modo, un membro della seconda casta, un qualsiasi Dottore, trova il senso di sé, il piacere e l’autostima negli studi e nell’attività intellettuale che ha scelto. Avete visto un informatico di fronte al suo computer, o un chimico nel suo laboratorio, o un architetto immerso nei suoi disegni? sono presi da una libido incontenibile, tanto per fare una battuta, dovuta al desiderio di scoprire o realizzare nuove cose e di essere riconosciuti nella comunità umana e scientifica.
Per questi individui, svolgere una funzione politica, vorrebbe dire trascurare i loro studi e permettere che altri giungessero a realizzare i loro stessi sogni. Giammai! Come i membri della prima classe sono identificati con il corpo, questi della seconda sono identificati con la mente. Anch’essi sono individui estremamente preziosi per la società, la quale, da parte sua, li mette nella condizione di coltivare nel miglior modo possibile i loro interessi e le loro attitudini. Mia madre era un chirurgo: per lei la sua professione significava non tanto salvare una vita umana, quanto mostrare la sua efficienza così come la sua ingegnosità.
Queste persone non lavorano, ma giocano, capite che cosa voglio dire? Lavorano come se non facessero qualcosa di ‘reale’ e di esistenzialmente significativo, come se non avessero a che fare con esseri umani, o con altre espressioni della vita universale... Fanno un gioco, in base ad un certo programma, seguendo il quale si può vincere o perdere; naturalmente vogliono vincere, come tutti, e nella loro vittoria si rendono utili agli altri. Vedete, anche in questo caso, come un impulso in qualche modo egoistico possa essere armonizzato con il benessere collettivo. E’ questo ciò che conta!
Forse una venatura egoistica è presente anche in noi Filosofi, che ne dite? Per noi ciò che conta è la relazione, dal livello interpersonale a quello planetario, e ci occupiamo solo di questo. Noi siamo i maestri della relazione e a noi è riservata ogni attività nella quale è fondamentale curare il rapporto con o tra gli esseri umani: la terapia, l’educazione, la coordinazione delle funzioni pubbliche, la direzione dei centri di ricerca, l’amministrazione del diritto...
E a noi soli, ma solo dopo i cinquant’anni, è riservata la politica, l’attività legislativa e amministrativa. Solo a chi sta a cuore il benessere dell'uomo, e ne conosce profondamente la natura, ha il diritto di governare. E ne ha il dovere. Come sapete, nessuno di noi può esimersi dalla responsabilità politica, una volta che sia stato prescelto dal Consiglio degli Anziani.
Io stesso ho dovuto ricoprire la carica di Rappresentante Europeo, alcuni anni fa: devo dire che sono stati i tre anni più noiosi della mia pur lunga esistenza. Tre anni lontano dai miei studi e, soprattutto, dai miei studenti... Tre anni passati in innumerevoli incontri per verificare la politica delle Bioregioni, limare alcune leggi, coordinare qualche intervento straordinario sul territorio... Bhè, per fortuna possiamo essere eletti una sola volta.
Del resto, l’ho già detto, governare è un dovere per il nobile. Ricordate che cosa dice Nietzsche, riguardo agli uomini ‘più spirituali’: «Essi dominano non perché vogliono, ma perché sono; non hanno la libertà di essere i secondi.»
Il Filosofo non persegue alcun interesse personale: è identificato con la società e vuole solo questo, che l’uomo sia in armonia con se stesso e con i propri simili. Vuole che siano prevenuti i conflitti psichici e sociali e, ove ciò non sia possibile, sanati. Dovete quindi sviluppare un animo nobile e generoso se volete essere degni rappresentanti della prima casta. Questa società può reggersi solo fino a quando i Filosofi rimarranno puri, cioè saranno i più poveri e oscuri servitori della collettività.
Lasciamo dunque la ricchezza alla terza classe e il prestigio ai Dottori, i quali sono continuamente oggetto di attenzione da parte dei mass media e i cui nomi sono sulla bocca di tutti. Noi invece lavoriamo senza clamore e la nostra unica ricompensa sia una coscienza superiore.”
Dopo questo inaugurale ammonimento il Decano si congedò. Lo salutammo alzandoci in piedi e congiungendo le mani al cuore, profondamente grati di avere avuto la possibilità di approdare all’universitas.
(continua)

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Questo post sta qui da tanto tempo, ma non mi annoio a rileggerlo! Trasmette speranza, ed indica la via di “come dovrebbe essere”.
E siccome non ho proprio voglia di sciupare l’energia che manda, lo ricollego alle parole altrettanto giuste di uno che ci capiva: Erich Fromm
“Un altro esempio della differenza tra le modalità dell’avere e dell’essere è fornito dall’esercizio dell’autorità. L’elemento cruciale è costituito dal divario tra avere autorità ed essere un’autorità.
Questa visione dell’autorità … è possibile a patto che si riconosca che essa è un termine ampio, dotato di due significati affatto diversi: può essere sia razionale che irrazionale.
L’autorità razionale si fonda sulla competenza e aiuta a crescere coloro che ad essa si appoggiano.
L’autorità irrazionale si basa sul potere e serve a sfruttare la persona che a essa è asservita.
…
Nelle società più primitive, vale a dire quelle dei cacciatori e raccoglitori, l’autorità viene esercitata dalla persona generalmente riconosciuta come competente: su quali doti si basi la competenza, dipende in larga misura dalle circostanze specifiche, ma generalmente nel novero devono rientrare esperienza, saggezza, generosità, abilità, “presenza” e coraggio. Presso molte di queste tribù non esiste un’autorità permanente: un’autorità emerge in caso di necessità …
Quando accade che le qualità su cui si fonda l’autorità scompaiano od impallidiscano, l’autorità stessa ha fine.
…
L’autorità secondo la modalità dell’essere non è fondata soltanto sulla competenza dell’individuo… ma anche e, nella stessa misura, sulla vera essenza di una personalità pervenuta ad un alto grado di crescita e integrazione. Persone del genere irradiano autorità e non sono costrette a impartire ordini, a minacciare, a corrompere; si tratta di individui altamente sviluppati i quali dimostrano con ciò che sono – e non principalmente con ciò che fanno o dicono – quello che gli uomini possono essere.”
E qui mi viene in mente il decano del racconto. Fromm continua:
“In seguito alla formazione di società basate su un ordine gerarchico e assai più ampie e complesse di quelle dei cacciatori e raccoglitori, l’autorità basata sulla competenza cede il passo all’autorità basata sul rango sociale.
…
Quali che siano le ragioni della perdita delle qualità su cui si basa la competenza, è certo che in gran parte delle società vaste e gerarchicamente organizzate si verifica il processo di alienazione dell’autorità, nel senso che la competenza iniziale, effettiva o presunta, viene trasferita all’uniforme o al titolo dell’autorità. Se questa veste la divisa appropriata o si fregia del titolo adeguato, tale segno esteriore di competenza prende il posto della competenza effettiva e delle relative qualità.
…
Il fatto che la gente scambi uniformi e titoli per le effettive qualità della competenza, non è qualcosa che accade di per sé. Coloro che possiedono questi simboli di autorità e coloro che ne beneficiano, devono attutire il modo di pensare realistico, vale a dire critico, dei loro subordinati, e far si che credano alla finzione. Chiunque si soffermi a riflettere su quanto s’è detto, si renderà conto delle macchinazioni della propaganda, dei metodi cui si fa ricorso per togliere di mezzo il giudizio critico, di come la mente, mediante il ricorso a clichés, venga addormentata e sottomessa, di come la gente sia resa ottusa per renderla dipendente e farle perdere la capacità di prestar fede ai propri occhi e alla propria capacità di giudizio. Si è così resi ciechi alla realtà dalla finzione in cui si crede.”
Questa sembra proprio la descrizione del nostro presente…
Ma poi arrivano i filosofi, i profeti, coloro che ci ricordano come dovrebbe essere, coloro che ci svegliano… E la gente riprende la sua capacità di giudizio.
Spero di leggere presto il resto del racconto… Dobbiamo scoprire come si arriva all’era planetaria!
Aurora
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