lunedì 14 aprile 2008

L'era planetaria, 2

Il Decano, dopo aver tratto dalla sua borsa un vecchio libro, riprese a parlare.
“Inizieremo il nostro corso affrontando un brano suggestivo del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, vissuto alla fine dell’era moderna, il pensatore che, come disse qualcuno, esaurì le possibilità stesse del filosofare; in altri termini, decretò la fine della filosofia. Il brano, tratto da L’Anticristo, fa riferimento all’antico «codice di Manu» che, nella mitologia indiana indica il legislatore primordiale. La data di composizione del codice è molto incerta ed oscilla tra gli ultimi secoli precedenti e i primi dell'era cristiana. Ascoltiamo Nietzsche:
«Un codice quale quello di Manu nasce come ogni buon codice: riassume cioè l’esperienza, il discernimento e la morale sperimentale di lunghi millenni; esso conclude, non crea più nulla. [...] L’ordinamento delle caste, la legge suprema, dominante non è che la sanzione di un ordinamento della natura, di una legalità primaria della natura, sopra la quale nessun arbitrio, nessuna ‘idea moderna’ ha potere. In ogni sana società si differenziano, condizionandosi reciprocamente, tre tipi di diversa gravitazione dal punto di vista fisiologico, ognuno dei quali ha la sua propria igiene, la sua propria sfera di lavoro, la sua propria specie di sentimento della perfezione e di maestria. La natura, non Manu, separa gli esseri preminentemente spirituali da quelli prevalentemente dotati di forza muscolare e temperamento, e in terzo luogo da coloro che non emergono né per l’uno né per l’altro verso, i mediocri – questi ultimi rappresentano il gran numero; gli altri, il fiore.»
L’idea di fondo è questa: “ogni sana società” riconosce, senza ombra d’ipocrisia, di populismo, di demagogia, la stratificazione degli uomini in più livelli. Quando Nietzsche si riferisce alle “idee moderne”, ha in mente le teorie di origine socialista, che miravano all’abolizione di qualsiasi distinzione tra le classi sociali, ma anche ad un mal inteso cristianesimo, che confondeva l’opzione per gli ‘ultimi’ con un sentimentale egualitarismo. Queste due visioni confluirono, alla fine della modernità, nella grande corrente delle ‘idee democratiche’, la base ideologica dei principali sistemi sociali del periodo, gli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’Europa, gli Stati Uniti d'Oriente, e altri minori. Ovviamente, tali sistemi non erano affatto democratici. I cittadini, pur essendo liberi di eleggere i loro rappresentanti ai parlamenti, non avevano alcuna influenza sulle importanti decisioni che riguardavano la loro vita, perché tutto era gestito da lobbies di potere: grandi imprese finanziarie e multinazionali, associazioni professionali... Insomma, vigeva una vera e propria plutocrazia, su scala nazionale, come planetaria, e le idee ‘democratiche’ erano semplicemente la copertura, ipocrita e ingenua nello stesso tempo, dietro cui si nascondevano i grandi centri di potere. Approfondirete queste cose nelle lezioni di Economia Politica. Sta di fatto che la crisi ecologica ed economica che spazzò via l’Era Moderna, alla fine del XXI secolo, portò definitivamente alla luce anche le contraddizioni su cui si erano avviluppati i sistemi ‘democratici’ e pose le basi per un reale avanzamento della civiltà."
(continua)

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