lunedì 21 aprile 2008

Grazie, Antonio...

In definitiva, pare che Antonio Di Pietro sia l’unico, all’interno del parlamento, che intenda promuovere in Italia una rivoluzione liberale. Né Veltroni, un ex-comunista che ha scoperto la formula del “ma anche…”, cioè “tutti insieme appassionatamente”, né Berlusconi, che non è un liberale, ma un liberista – cioè un conservatore con segrete aspirazioni monopolistiche - rappresentano una reale cultura liberale.
Come dice Giovanni Sartori, «un liberale americano non sarebbe chiamato liberale in nessun paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra. Viceversa, un liberale italiano negli Stati Uniti sarebbe definito un conservatore».
Dagli inizi del XIX secolo «liberale» sta ad indicare chi è favorevole alla difesa delle libertà individuali. Ovviamente, nel corso del tempo, qualcuno si è un po’ confuso, dimenticandosi che l’eccessiva protezione delle libertà di chi è ricco e potente produce direttamente i più grandi ostacoli alla libertà dei più sfavoriti, ma anche della gente comune. Difendere i privilegi di una categoria d’individui, una «casta» - sul piano professionale, sociale, religioso, razziale… - è quanto di più illiberale possa esserci.
Allo stesso modo, la difesa intransigente dei valori di una reale o fittizia maggioranza è una pratica anti-liberale. Anche se, ad esempio, la maggioranza degli italiani si riconosce in una pratica terapeutica, imporre tale pratica per legge, ostacolando e dichiarando illegittime le cure alternative, è un provvedimento illiberale. Definire i valori a cui tutti devono far riferimento è tipico di uno «stato etico», il contrario di uno stato liberale.
Kant è chiaro nel chiedere allo stato di non interferire nelle scelte morali individuali: «Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo.»
Secondo la teoria dello «stato etico», invece, lo stato, arbitro indiscusso del bene e del male, rappresenta il fine supremo a cui tendere le azioni dei singoli per la realizzazione del bene universale. Cioè, la classica concezione fascista.
Il liberalismo è il grande assente nel panorama politico e culturale italiano, tanto a destra quanto a sinistra, ridotto a piccole nicchie di associazioni e cittadini critici e informati. La massa non pensa liberale. Dai tempi in cui il Cavaliere è “sceso in campo”, nel carattere sociale degli italiani si è progressivamente e curiosamente trasformata la spinta naturale alla libertà. Oggi, «libero» è chi è autorizzato a perseguire i propri interessi personali, contro il prossimo e contro la collettività. «Libero» è il furbo, chi si fa le amicizie giuste, chi calpesta i diritti degli altri, chi evita le proprie responsabilità. Queste caratteristiche stanno via via impregnando il tessuto dell’intero paese diffondendosi tra la gente comune… e le nuove generazioni le stanno assorbendo insieme al latte materno. Basta aver seguito le puntate di Blob, nella parte dedicata ai Volti nuovi, per farsi un’idea di ciò che pensano i diciottenni di oggi. Non c’è quindi da stupirci se, come commentava amaramente un mio amico, il 13 aprile “il popolo ha eletto l'interesse personale sopra il bene comune”.
Oggi la politica, se vuole avere una qualche utilità, deve incidere a questo livello… Oggi la politica deve riuscire a far riscoprire alla gente il gusto per l’onestà, per un lavoro ben fatto, compiuto per il bene comune... il gusto per la libertà.
Pare che Di Pietro, nell’attuale contesto, sia tra i pochi che vogliano andare in questa direzione e in grado di fare battaglie liberali… Non ha forse detto il Cavaliere: “Di Pietro mi fa orrore”? Esatto… come l’aglio per il vampiro.

Un'interessante intervista sul clima 'liberale' oggi in Italia

Travaglio-Gomez 'dimostrano' il liberalismo di Berlusconi

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Anonimo ha detto...

Voglio riportare un picolo brano dal Ritorno al Mondo Nuovo di Huxley del 1958, sempre a proposito del liberalismo odierno.
"In quanto alla propaganda, gli antichi sostenitori dell'alfabetismo universale e della stampa libera prospettavano solo due possibilità: quella vera e quella falsa. Non previdero quel che di fatto è accaduto, soprattutto nelle nostre democrazie capitaliste occidentali: il sorgere di una grossa industria della comunicazione di massa che non dà al pubblico né il vero né il falso, ma semmai l'irreale, ciò che, più o meno, non significa nulla. Insomma, essi non tennero conto d'un'altra caratteristica dell'uomo: il suo appetito pressoché insaziabile di distrazioni.
In passato quasi a nessuno toccava la possibilità di soddisfare pienamente questo appetito. Gli uomini cercavano le distrazioni, ma poche ne trovavano disponibili.Natale veniva una volta all'anno, le feste erano rare e solenni, c'erano pochi lettori e poco da leggere: in quanto al cinema, c'era quello della parrocchia, con spettacoli frequenti sì, ma noiosi. Per ritrovare una situazione paragonabile dobbiamo risalire all'Roma imperiale, quando, per tener buono e allegro il popolino, gli si concedevano, a dosi frequenti e gratuite, divertimenti d'ogni genere: dai drammi in poesia ai combattimenti dei gladiatori, dalla recita di Virgilio alla lotta libera, dai concerti alle parate militari e alle esecuzioni capitali in pubblico. Ma nemmeno a Roma c'era qualcosa che somigliasse alla inarrestabile distrazione che oggi offrono giornali e riviste, radio, televisione e cinema. Questo flusso inarrestabile di distrazioni, nel mio Mondo Nuovo veniva usato deliberatamente quale strumento di politica, per impedire alla gente di badare troppo alla realtà della situazione sociale e politica. L'altro mondo della religione è diverso dall'altro mondo del divertimento; ma si somigliano molto in quanto ambedue sono un "altro" mondo, e non questo. Ambedue sono distrazioni e, per chi vive dentro con troppa continuità, possono trasformarsi, come diceva Marx in "oppio del popolo" e quindi minaccia della libertà. Solo chi è vigile per serbare le proprie libertà, solo quelli che stanno sempre all'erta, col cervello ben desto, possono sperare di governarsi con strumenti democratici. Ma quando i membri di una società passano gran parte del loro tempo non all'erta, col cervello ben desto, qui ed ora, o nel futuro immediato, ma altrove, nell'altro mondo dello sport e della canzone, della mitologia e della fantasia metafisica, allora sarà ben difficile resistere all'assedio di chi vuole manipolare e controllare la società.
Oggi, per la loro propaganda, i dittatori si avvalgono soprattutto di tre mezzi: iterazione, soppressione e razionalizzazione: ripetizione di frasi fatte, che essi vogliono fare accettare per vere; soppressione di fatti, che essi vogliono ignorati; suscitamento e razionalizzazione di passioni che possono poi usarsi nell'interesse del partito o dello Stato. Poiché si approfondiscono l'arte e la scienza della manipolazione, i dittatori di domani sapranno certamente unire a quelle tecniche il flusso continuo delle distrazioni, un elemento che già oggi in Occidente minaccia di far affogare in un oceano di fatuità la propaganda razionale, indispensabile per la conseravazione della libertà individuale e la sopravvivenza delle istituzioni democratiche".
Due cose mi sembrano importanti. Il fatto che non si riesca ancora oggi a porre di fronte alla gente il vero e il falso, se non per vie traverse, e quindi poi alla capacità di scegliere "secondo coscienza". Cioè far venire pienamente alle luce l'onestà e la mancanza di onestà. O meglio la volontà d'onestà. In fondo fa un gran comodo psicologico non trovarsi mai a dover decidere.
La seconda è legata a quella raffinata tecnica di "parlare alla pancia" (quasi una qualità new age politica). Pensiamo che alle persone del cantiere in cui lavoro si sono illuminati gli occhi (non era forse la pancia che parlava?)quando hanno sentito dire detassazione degli straordinari. Si capisce che le tecniche di rapina emotiva sono state ben applicate.E questo funziona se in alto non crediamo più che "luomo sia animale razionale, dotato per natura di diritti, e con innato il senso della giustizia", e funziona ancor più se non ci sfiora neanche l'idea "che si possa difenderlo dal torto , e proteggerlo nel diritto, mediante poteri moderati, affidati a persone di sua scelta e tenute al proprio dovere della dipendenza alla sua volontà". (Jefferson)
Ci sarebbe da parlare della cosa più importante e cioè che la gente non legge più seriamente. Anche la lettura si sa bene è divenuta distrazione di copertina. "Se una nazione pretende d'essere ignorante e libera essa pretende ciò che mai è stato e mai sarà... Un popolo non può essere al sicuro senza il sapere. La dove la stampa è libera, e ciascuno sa leggere, tutto è al sicuro." (Jefferson) Ma diceva anche: "Non si può credere nulla di quel che si legge sul giornale". ciao luca

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