L’educazione consiste nell’arte della «maieutica», il compito del quale il grande filosofo ateniese Socrate si riteneva investito. Era la missione affidatagli dal dio Apollo, diceva, che consisteva non nel generare - perché si riteneva incapace di generare qualcosa - ma nell’aiutare gli altri a partorire se stessi. Così come sua madre, una levatrice, aiutava a partorire i corpi, Socrate aiutava a partorire le ‘anime’. Così Socrate, in un dialogo platonico, si rivolge a Teeteto:“Non hai sentito dire che che io son figlio di una levatrice molto brava e vigorosa, di Fenarete? [...] E che io esercito la stessa arte l’hai sentito dire? [...] Sappi dunque che è così. Tu però non andare a dirlo agli altri. Non lo sanno, caro amico, che io possiedo quest’arte, e, non sapendolo, non dicono di me questo, bensì che io sono il più stavagante degli uomini e che non faccio che seminare dubbi. [...] Vedi di intendere bene che cos’è questo mestiere della levatrice, e capirai più facilmente che cosa voglio dire.”
Dai dialoghi platonici emergono molti elementi, che qualificano la «maieutica» di Socrate. Innanzitutto, Socrate ammette di essere “sterile di sapienza”: Socrate non ha nessun contenuto positivo da trasmettere e, pertanto, gli altri hanno ragione a dire che è ignorante. Tuttavia, possiede la capacità di discernere verità e menzogna, realtà e illusione, nell’animo dell’interlocutore. Ciò che è menzognero e illusorio, Socrate lo strappa di dosso e lo getta via; è doloroso, ma salutare, e serve ad un’adeguato lavoro interiore di gestazione. Socrate svolge l’opera sapiente di suscitare e, insieme, placare i dolori di questa gestazione: stimola alla ricerca, suscitando dubbi e interrogativi, e, nello stesso tempo, apporta purificazione, entusiasmo. In questo modo, coloro che si sottopongono a questa dolorosa, ma liberante esperienza giungono a partorire ciò che più conta: se stessi.
Come ci ricorda anche Assagioli, la ricchezza, la verità dell’individuo è già al suo interno: si tratta solo di evocarla e metterla nelle condizioni di esprimersi. Tuttavia, la verità non è un’idea, ma un atteggiamento interiore. La ricerca educativa trova il suo compimento nell’etica, che è filosofia vissuta. Ecco perché, per Socrate, ciò che conta, più che le parole, è l’esempio personale.
«In mancanza delle parole, faccio vedere che cosa sia la giustizia con le mie azioni», dice il filosofo nei Memorabili di Senofonte.
Assagioli si muove sulla stessa linea. Tra i suoi appunti troviamo affermazioni come queste:
“Questo è il punto essenziale. E’ impossibile (e assurdo) chiedere all’educando che abbia le qualità, le virtù che non abbiamo (e non dimostriamo davanti a lui) noi stessi!”
“Possiamo educare gli altri solo nella misura in cui abbiamo raggiunto la nostra educazione. Possiamo dare solo quello che siamo.”
E allora, capiamo perché il settore più importante della Psicosintesi è, per Assagioli, la formazione di sé, o «autoformazione». Per Assagioli la Psicosintesi è anzitutto un metodo di lavoro su di sé, così come in Socrate la filosofia appare un esercizio spirituale (askesis), un’arte di vivere, un atteggiamento che impegna tutta l’esistenza. La filosofia è una conversione che sconvolge la vita intera, una battaglia contro la principale causa di sofferenza, costituita dalle passioni (l’affannarsi per le cose mondane, le proccupazioni, i desideri disordinati).
(continua)
Per approfondire l'argomento Socrate e la maieutica

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