Nei due precedenti post, sostenuto dal pensiero di Assagioli e da un antico testo spirituale, ho voluto mostrare come vi sia una differenza di fondo tra l’influsso materno e quello paterno riguardo alla cura dei figli. Ora, è bene far presente che quando si parla di «educazione», in senso stretto, dobbiamo far riferimento alla guida paterna.
Durante i primi anni di vita il bambino non è ancora sufficientemente pronto agli stimoli educativi e, giustamente, non gli è richiesto un impegno in questo senso. Solo crescendo, questa ‘libertà’ dall’educazione lascia il posto alle prime interiorizzazioni superegoiche e… il gioco è fatto: per tutta la vita siamo entrati nel dominio della «legge», sia essa civile o morale, si riferisca alle buone maniere o al codice della strada. La nostra tradizione ebraico-cristiana narra di questo ingresso nella Legge come «caduta originaria», quando i mitici Adamo ed Eva si trovarono di fronte l’albero della conoscenza del bene e del male e lì si persero, poveretti. (Mi aspetto che nessuno tra i lettori di questo post pensi che i racconti mitologici siano delle ingenuità prescientifiche, perché, in realtà, si prestano a delle interpretazioni simboliche piuttosto profonde.)
Il regno della legge è il regno del padre. Ed è suo pertanto, il ruolo di guida, mentre la madre mantiene l’altra importantissima funzione del «nutrimento». Ciò è evidente anche nel cosiddetto «rapporto terapeutico», eppure c’è molta confusione al riguardo.
La psicoterapia, di per sé, ha una funzione prevalentemente materna, di sostegno, sia esso farmacologico o relazionale. Al ‘paziente’ non è richiesto alcun impegno, è accudito, nutrito con l’ascolto e l’incoraggiamento, a volte con il contatto… insomma, il paziente è in uno stato di passività, come un bambino piccolo, perché la solidità del suo Io è insufficiente.
Di contro, la psicoanalisi - intendendo con questa espressione qualsiasi tipo di analisi e di lavoro volti alla conoscenza profonda di sé – si muove su un piano paterno: non terapeutico, ma educativo. E ci vuole coraggio per affrontare i dèmoni che albergano nel nostro inconscio e, soprattutto, ci vuole un Io sufficientemente stabile e maturo.
Sfogliamo ancora tra gli appunti del padre della Psicosintesi:
“Educazione: etimologicamente ‘condurre fuori, tirar fuori’. Sinonimi: attrazione, evocazione. Dal dentro al fuori, è proprio il contrario della concezione e soprattutto della pratica corrente! Dal fuori al dentro. Inculcare.”
Purtroppo, inculcare è ancora la pratica educativa più diffusa, perché sono ancora pochi gli educatori – bhé, o almeno coloro che hanno questo ruolo, siano essi genitori o insegnanti o istruttori di ogni tipo – che siano capaci di «estrarre, trarre fuori» dall’essere umano, le verità celate nella sua profondità.
Eppure, è questo il processo autenticamente educativo.
(continua)

0 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:
Posta un commento
Scrivi nel riquadro qua sotto. Pubblicheremo tutti i commenti, tranne quelli che costituiscano violazione di leggi o che siano volgari, offensivi, violenti e sterilmente polemici. Tuttavia, si prega di inserire il nome e cognome e la città dove si vive: un commento firmato è più «trasparente» e, quindi, maggiormente gradito.
Se non sei un utente di Google, nella sezione "Commenta come..." seleziona "Anonimo", così non ti sarà richiesta la password.