Il fondatore della Psicosintesi, tra i molteplici e diversi suoi contributi, ci ha lasciato una serie di appunti sui criteri educativi all’interno di una prospettiva psicosintetica. Questi appunti sono stati raccolti in un volumetto, non reperibile in libreria, dal titolo Educare l’uomo domani. Tra questi appunti leggiamo:“E’ richiesta l’armonica cooperazione della influenza materna e paterna. […] Equilibrio fra l’una e l’altra influenza: dapprima è maggiore la materna, ma poi, gradualmente, la paterna.”
Sono schizzi gettati sul foglio, com’era solito fare Assagioli… ma che dicono assai di più di molti prolissi articoli della cosiddetta «psicologia scientifica».
Dicono in primo luogo che esiste un’influenza materna e paterna all’interno della «cura» del bambino. Queste influenze sono diverse, perché la maschilità e la femminilità sono diverse. Non c’è una maggiore o una minore importanza, ma una diversa qualità dei due influssi.
Capisco che oggi non è così popolare sostenere certe tesi. Tuttavia, la popolarità di una tesi non è certo l’indice della sua verità. La teoria eliocentrica non era particolarmente popolare alcuni secoli fa. Galileo invitava a condurre gli esperimenti scientifici necessari a verificare la validità della tesi, ma si continuava comunque a sostenere il contrario. “Ipse dixit”, gli veniva risposto. Vale a dire: il magistero della Chiesa, che si basa sull’autorità aristotelica aveva stabilito la centralità della Terra, e questo era sufficiente. Dopo secoli di sviluppo scientifico, ci comportiamo ancora così: riguardo alla nostra esistenza quotidiana, anche in mezzo ai prodigi della tecnologia, continuiamo, nelle profondità della nostra psiche, ad essere pre-scientifici, pre-illuministici, pre-moderni.
Così, oggi si afferma l’uguaglianza di uomo e donna, non solo in termini di parità di diritti, il che è pacifico, ma anche di identità di caratteristiche, a prescindere dalle ovvie differenze sessuali.
Così, oggi si sostiene l’interscambiabilità delle figure materna e paterna nell’educazione del figlio e, a dire il vero, vediamo già molti uomini che si dilettano a fare da mamma ai loro piccoli e donne che agiscono in modo contrario. Un padre che spinge una carrozzina, sostenendo teneramente il bambino su un braccio; accanto cammina la mamma che, distratta, fuma nervosamente. Sono scene sempre più diffuse.
Così, oggi, dopo le battaglie femministe, la donna pare non abbia elaborato sufficientemente il «pensiero della differenza», tipico del femminismo più evoluto, ma si sia appiattita sulla rivendicazione delle «pari opportunità». Le cosiddette ‘quote rosa’ o il modello della 'velina' sono tra gli esempi più squallidi e mortificatòri della dignità femminile, ma poche donne pare se ne diano pensiero.
Le donne, in altre parole, vogliono realizzarsi secondo lo stesso modello maschile e questa schiavitù psicologica è la più sottile e terribile, perché porta con sé il disprezzo della propria identità di donna. Un po’ come il nero americano che, nelle sue lotte di emancipazione, imita il più possibile il mondo dei bianchi, rinnegando se stesso.
Rischiando, allora, l'impopolarità, torno alla questione iniziale suscitata da quelle poche lapidarie parole di Assagioli: che significa influenza materna? e paterna?
(continua)

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