martedì 12 febbraio 2008

Il carattere sociale - 2

Nel mio precedente post terminavo con la domanda: “E quali sono, oggi, i valori dai quali l’italiano medio è nutrito sin dalla culla, per così dire?”
Ebbene, non è così difficile rispondere.
La nostra è una società in cui si chiede sempre di meno.
Nello studio, innanzitutto, al punto che la preparazione culturale dei giovani che sono sul punto di fare il loro ingresso nel mondo del lavoro è diventata inaccettabile.
È di pochi giorni fa la notizia degli esiti di un concorso per magistrati: più del 90% di esclusi, al punto che centinaia di posti sono rimasti scoperti. Un esaminatore, notava tristemente che se alle elementari avesse fatto gli stessi errori grammaticali riscontrati in molte prove, il maestro lo avrebbe bacchettato sulle mani. E i candidati erano tutti laureati!
Eppure, nella scuola oggi si stigmatizza l’atteggiamento dei professori che danno voti bassi. Questi stessi professori, un tempo apprezzati, vengono oggi colpevolizzati, ritenuti incapaci di ottenere dei risultati dai loro allievi. È il criterio della «performatività» di questa nostra società mercantile: se sei bravo devi produrre e un insegnante bravo deve produrre studenti bravi. Pertanto, una scuola con pochi respinti ha un alto «successo» scolastico, anche se poi ai voti alti corrisponde una preparazione mediocre. Il dirigente scolastico è contento, i genitori sono contenti e gli alunni ancora di più, mentre i professori esorcizzano così i loro sensi di colpa.
Salvo poi scoprire che la preparazione scolastica delle giovani generazioni è sempre più scadente. Tuttavia, invece di rivedere l’intero sistema della valutazione, si chiede maggiore preparazione al corpo docente e maggiore impegno a recuperare gli svantaggi.
Non possiamo lamentarci di questa situazione, perché la scuola è lo specchio del sistema sociale. Oggi la cultura non ha più importanza, non ha alcun valore. Ciò che conta è fare soldi. E la cultura serve forse a fare soldi? Per fare soldi devi mettere su un’impresa, sfondare nel mondo dello sport o dello spettacolo, entrare in politica…
Inoltre, come si ottiene un posto di lavoro e come si fa ‘carriera’? Attraverso le conoscenze, i favoritismi…
A che mi serve studiare, allora, se ciò che acquisisco sarà del tutto ininfluente per realizzarmi nella vita, cioè fare soldi?
La «cultura» come coscienza critica di me e dell’ambiente in cui vivo, come riflessione profonda sul vivere e il morire è del tutto dimenticata. Al massimo, si studia per ottenere un diploma spendibile nel mondo del lavoro, dal momento che “senza quel foglio di carta oggi non si fa più niente”.
Le doti realmente apprezzate nel gioco della vita sono la furbizia, la determinazione, la mancanza di scrupoli, la capacità di farsi le amicizie giuste ed entrare negli ambienti giusti.
Il lassismo presente nella scuola si ripercuote nel mondo del lavoro. In genere, non ci è richiesto di essere competenti, intuitivi, creativi… no, queste sono doti secondarie. Ciò che conta è essere affidabile, un esecutore diligente, non creare problemi, chiudere un occhio se si vede che qualcosa non va, lavorare per lo status quo più che per l’interesse del buon funzionamento del servizio e il bene degli usufruitori dello stesso.
Questo clima di totale trascuratezza della «qualità» è riscontrabile anche ad alti livelli. Vengono premiati top manager che contribuiscono alla rovina delle imprese, funzionari corrotti e indifferenti al bene pubblico, amministratori, primari e docenti universitari reclutati in modo clientelare, politici senza più alcun ideale e dediti solo all’affarismo, uomini e donne di spettacolo raccomandati e lottizzati… Che cos'è richiesto? Fare di tutto per mettersi in mostra, anche negativamente. Anzi, le 'star’ più seguite dai mass media sono quelle che fanno notizia, trasgressive. A quel giovane albanese che ha ucciso quattro giovani perché guidava ubriaco è stato proposto di fare da testimonial alla “Linea Rom”: tra sponsorizzazioni, diritti d'autore del suo libro (Anche io sono un essere umano) e pubblicità pare che guadagnerà trecentomila euro. Sono arrivati i tempi in cui la gente può commettere delitti per avere visibilità, conquistarsi uno spazio nei media. Del resto, Corona farà l’attore e interpreterà, pare, un commissario di polizia, suscitando lo sdegno tra i sindacati delle forze dell’ordine.
Che cosa vuol dire tutto questo? Che la nostra attuale società è del tutto superficiale, esteriore, opportunista, esibizionista, elementi tutti del «carattere narcisista».
(continua)

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