domenica 17 febbraio 2008

Il carattere sociale - 5

Il movimento psicosintetico deve rispondere criticamente e responsabilmente alla grave crisi in cui versa la nostra società.
Oggi meno che mai il contributo della psicosintesi deve rivolgersi ad un lavoro puramente «intrapsichico», che costituisce il vero vizio di fondo della psicologia del profondo. La psicoanalisi non ci ha forse insegnato la diffidenza a lavorare sulla «realtà oggettiva», limitandoci a prendere in considerazione le rappresentazioni psichiche dell’individuo? In altre parole, la realtà psichica è l’unica realtà che possiamo conoscere: ebbene, limitiamoci ad essa. Se questa posizione, da una parte, ha senz’altro un valore epistemologico e degli indubbi vantaggi metodologici, dall’altra rischia di farci dimenticare un fatto invero assai banale: e cioè che l’uomo è inserito in un mondo reale, fatto di persone reali, con i loro valori e i loro pregiudizi, un mondo dove regna la solidarietà, ma anche l’ingiustizia.
Possiamo limitarci al mondo intrapsichico forse all’interno della psicosintesi terapeutica, ma senz’altro non in relazione agli altri settori applicativi della psicosintesi: l’educativo, il sociale e l’autoformativo, e tanto meno in una visione transpersonale.
La psicosintesi non è neutrale rispetto ai valori, ma s’impegna a promuovere i valori della Psicologia Esistenziale-Umanistica: l’autenticità riguardo alla propria natura, la trasparenza nelle relazioni, la giustizia sociale, la libertà nell’espressione di sé, il rispetto dell’altro, la responsabilità collettiva, il dialogo profondo, l’intimità dei legami, l’impegno creativo… Come può la psicosintesi non prendere posizione di fronte all’ipocrisia e alla meschinità, alla menzogna e all’inganno, alla disonestà e alla corruzione, alla crudeltà e al cinismo?
Ebbene, la psicosintesi ha molto da dire – e da fare - riguardo al clima culturale contemporaneo e al «carattere sociale» che ne scaturisce.
Viviamo in un mondo senza ideali, che ha perso la fede in ogni valore all’infuori degli pseudovalori dettati dall’opportunismo, dell’affarismo e dall’arrivismo.
Viviamo in un mondo che ha perso l’«anima», cioè il contatto con la profondità; votato agli interessi più superficiali, banali, effimeri e sempre più sordo e insensibile alle voci dell’interiorità e della serietà esistenziale.
Viviamo in un mondo senza grazia e dignità, dove regna il cattivo gusto e l’esibizionismo più a buon mercato; dove è sufficiente prendere qualche ‘scandalosa’ e dannosa iniziativa per salire alla ribalta dell’attenzione dei media, come nel caso del «futurista» Cecchini, considerato da alcuni sedicenti intellettuali un genio creativo. Gandhi oggi non riceverebbe la stessa attenzione.
Diamoci tutti da fare per rendere questo mondo migliore.

Leggi Perché l'Italia non è un paese democratico, di Felice Lima (giudice del tribunale di Catania)

2 commenti. Vuoi lasciare un commento? Sarà gradito.:

Anonimo ha detto...

Penso che questi post siano molto importanti. Mi sembra che i primi quattro siano una preparazione per l’ ultimo. E che ci sia un cammino lineare, chiaro, fluido, da approfondire in molte parti, per comprendere un carattere sociale che non mi sembra limitato al nostro paese. Soprattutto in riferimento alla riflessione sui bisogni falsi che scaturiscono da tale struttura narcisistica e che poi creano quelle idee corrispondenti che hanno condotto il sistema al punto di rottura. E’ un circolo vizioso, il girare sempre nella circonferenza (ricchezza, immagine, soldi, visibilità, divertimento), senza mai andare al centro, ai bisogni autentici dell’io, al vuoto di valori. Meno male che esistono anche eccezioni! Di colpo si arriva al centro nell’ultimo post. I primi 4 sono materiale puntuale per tenersi svegli, guardare dei meccanismi economico-sociali, rifletterci sopra, coltivare uno sguardo critico (come per la scuola), poi nel 5 c’è un piano esistenziale, unitivo fuori di noi, con un senso profetico dal quale mi sento molto attratto.
Quei tre aspetti alla fine dell’ultimo post che caratterizzano il nostro mondo messo a nudo, contengono una speranza, un motivo per cui vivere! Forse dovrebbe essere anche il motivo migliore per cui fare la crescita?
Il nostro mondo è senza Ideali. E penso subito a una stupenda lettera di De Magistris di dimissione dall’ANM, ad una altrettanto sentita di un gruppo di studenti calabresi che lamentavano, dopo la cacciata di De Magistris, il vuoto di senso della nostra epoca, ai filmati e gli scritti sulla mafia e chi l’ha combattuta che spesso mi hanno commosso. Ad una lettera di Franca Rame altrettanto intensa, di grande onestà e rispetto pur nel suo sentirsi impotente.
E’ anche un mondo che ha perso l’Anima. C’è da recuperare la profondità. La serietà esistenziale. Impegnarsi in una cosa bella e difficile, cioè seria, insieme ad altri. Perché l’anima si è persa soprattutto per la disintegrazione e la frammentazione del gruppo e per l’impossibilità che esseri isolati possano accedere ad una moralità superiore a quella imperante.
Un mondo senza grazia e dignità. Cioè cercare di vivere recuperando la riconoscenza e l’umiltà, sapendo di fare una cosa utile, con onestà senza particolare attaccamento, con leggerezza. Come diceva Falcone: “Basterebbe che ognuno facesse il suo dovere”. Ecco la soluzione.
Sono tre campanelli d’allarme molto reali che smascherano in modo semplice il nostro mondo. Tre mazzate, ma dietro c’è un invito.
Il movimento psicosintetico, diamoci da fare … sono un invito. Ho pensato ad associazioni assistenzialistiche e non governative, ai riformisti, ai ribelli, ai molteplici interessi che abbiamo. Ce ne sono tanti, ma mancano i lavoratori della vigna nella parabola di Gesù. E’ vero. E questo movimento, se vogliamo, contiene anche tutti questi aspetti che si possono ritrovare elevati. Ma l’importante è lavorare nella vigna.
C’è un respiro ampio per me in questo ultimo post, perché vuole contrastare l’intrapsichismo e l’egocentrismo, forse i miei due difetti più evidenti. E’ difficile entrare nella prospettiva di liberare gli altri, “occuparsi del mondo” ancora meglio. Lo ripeti da tanto. Come è difficile chiedere al Padre che venga il suo regno. Perché io lo voglio per me prima di tutto. Opportunismo in fondo. “Bisogna dimenticare se stessi e preoccuparsi del mondo” dice più volte un capitolo del Cammino dell’uomo di Buber che ho aperto a caso oggi.
L’autenticità riguardo alla propria natura, la trasparenza nelle relazioni, la libertà nell’espressione di sé, il rispetto dell’altro, , il dialogo profondo, l’intimità dei legami, l’impegno creativo, la giustizia sociale e la responsabilità collettiva. Da questi valori mi sento provocato. Molto DIRE TTAMENTE!
Più che un post mi sembra quasi un manifesto per una “psicosintesi sociale”! Come nel sito di Massimo Fini. Chi aderisce? Mettere la firma. Io ci sono, io ci sto significa. Ci vogliamo schierare o no ? Lo vedo un ottimo spunto, più pregnante anche del nostro buon beppe che ha il grande pregio di stare, come dice lui, col fiato sul collo ai furbacchioni, insieme a qualche altra persona sveglia. E’ chiaro che quello di cui si parla qui in questo post è qualcosa che non riguarda scelte personali sociali periferiche, e questo fa la differenza. Ma vale la pena anche osservare come con questi presupposti esistenziali, siti come quello di Grillo, dei magistrati liberi, di Pallante ecc. acquisiscano un significato ulteriore. Direi che diventano più pericolosi per il sistema. Si integrano, hanno più senso.
Per finire è materiale per la mente e materiale per un sentire profondo. Dal 4 post mi inizio a sentire chiamato direttamente in causa, non è più una lettura interessante della realtà. Da una riflessione, diventa una provocazione e poi un invito: la vediamo questa crisi e lo sentiamo questo momento ? e poi il movimento psicosintetico … diamoci da fare per un mondo migliore. Cioè ENTRARE IN UNA PROSPETTIVA a bassa voce PROFETICA.

Anonimo ha detto...

[Premessa: il commento è conclusivo alla lettura del percorso sul carattere sociale.]
Leggo con piacere questo climax di ascendenti verità, come per un breve percorso volto ad aprire gli occhi di molti, che va a concludersi con la necessità di sentirsi chiamati direttamente in causa, nella vita di ogni giorno. Dobbiamo iniziare a costruire un'esistenza sana, trovare la forza della consapevolezza che ci guidi attraverso un ritrovamento di noi stessi; tra cellulari e grandi fratelli , ci siamo persi per strada.
Condivido con pienezza totale e sincera le parole di questi interventi, tuttavia sento anche la grande necessità di vedere uniti individui in grado di leggerli, scriverli e soprattutto di esprimerne i contenuti ed aprire così gli occhi di chi ci circonda. Perché, che io lo voglia o no, non trovo altro che disapprovazione intorno a me (a partire dalle persone che mi sono quotidianamente più vicine) ogniqualvolta propongo o faccio riflettere sulla necessità evidente di cambiare abitudini: Abbandonare l'ossessivo accumulo sfrenato di denaro per dedicare un istante a noi stessi, a concepire soltanto per un secondo il bisogno di ritrovare ciò che di profondo abbiamo dimenticato.... Proprio come cantava Morgan in un celebre pezzo dei Bluvertigo, ricollegandosi alla nostra luccicante “santa trinità” del terzo post:
"Fatto di carta e presunto potere..
..Il Dio Denaro ha vinto Dio"
Ogni giorno che passa, sempre di più mi trovo a condividere l'approccio psicosintetico alla vita, per l'individuo e per la società.
Oggi è la società del nulla, del nichilismo direbbe il mio professore di Religione, e da tale si muove verso ciò che più la rappresenta: l'annullamento dei valori e dell'individuo in tutte le sue potenzialità. Dalla mia posizione, non posso che condividere relativamente al problema dell'istruzione (secondo post), mettendo in luce, oltre alla sua inefficacia nella preparazione, come paradossalmente "imparare", una delle esperienze più costruttive e ricche della vita umana, sia divenuta ormai una tediosa, non stimolante, monotona e inerziale obbligazione per una gran parte degli studenti (e parlo di ragazzi con un discreto grado di maturità/interesse che conosco per esperienza diretta). E' evidente che qualcosa non va, mancano dei tasselli a priori nella formazione "umana" dell'individuo (sì, perché noi siamo proprio umani; non macchine con una calcolatrice al posto del cuore).
Anche un occhio giovane ed inesperto come il mio, riconosce con chiarezza nelle seguenti righe ciò di cui ha più tristemente bisogno la società attuale:
[La psicosintesi non è neutrale rispetto ai valori, ma s’impegna a promuovere i valori della Psicologia Esistenziale - Umanistica: l’autenticità riguardo alla propria natura, la trasparenza nelle relazioni, la giustizia sociale, la libertà nell’espressione di sé, il rispetto dell’altro, la responsabilità collettiva, il dialogo profondo, l’intimità dei legami, l’impegno creativo...]

“Valori”:una parola mistificata, altisonante....e dimenticata.

Concludo augurando a tutti voi una serena e costruttiva riflessione.
Attenderò con ansia i nuovi sviluppi del blog ;)

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