L’espressione «carattere sociale» è di Erich Fromm e sta ad indicare i tratti caratteriali tipici di un certo gruppo sociale, può essere un’etnia o una classe sociale o un’intera nazione. Così come esiste un carattere individuale, analizzato dalla psicologia del profondo - nel filone che da Freud si sviluppa particolarmente attraverso Wilhelm Reich e Alexander Lowen -, esiste anche un carattere sociale che presenta “solamente una selezione di tratti, il nucleo essenziale della struttura di carattere della maggior parte dei membri di un gruppo, sviluppatasi per le esperienze fondamentali e del modo di vita comune a tale gruppo” (Fromm, 1941). Un esempio fra tutti. È innegabile le enormi differenze di mentalità tra noi e il popolo giapponese: è sufficiente vedere un film o un programma nipponico per rendersene conto. I giapponesi evidenziano chiaramente i tratti del «carattere masochistico»: tendenze autolesioniste e autodistruttività, ossessione per la pulizia e l’ordine, orgoglio e idealismo rigidi… E chi conosce un po’ la psicologia del profondo sa bene che, in presenza di marcate caratteristiche della personalità, possiamo invariabilmente incontrare le tendenze opposte a livello inconscio, tendenze nascoste che però possono manifestarsi in certe situazioni particolari.
Il concetto di ‘carattere sociale’ è uno dei più importanti per la psicosintesi sociale, nel momento in cui l’analisi dei legami familiari lascia il posto al confronto creativo con la società e la cultura da cui siamo sorti.
E quali sono, oggi, i valori dai quali l’italiano medio è, per così dire, nutrito sin dalla culla?
(continua)

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