venerdì 23 ottobre 2009

Il sesso debole

Senza dubbio il sesso maschile possiede una forza fisica superiore a quello femminile, anche se negli ultimi anni stanno aumentando nei paesi occidentali – dalla Spagna alla Gran Bretagna e ai Paesi Scandinavi - i mariti che vengono malmenati dalle loro mogli. Non sto scherzando.
Ma non è degno di un cultore della psicosintesi soffermarsi su dettagli di così poco conto. È ben altra la forza di certe donne (e la debolezza di certi uomini).

Esiste una tipologia ben precisa di donne che ha sposato da sempre la «filosofia dell’irresponsabilità». La responsabilità è un'altra caratteristica della persona in crescita. Indica la “capacità di rispondere”, cioè di assumersi gl’impegni relativi al ruolo che svolgiamo. Nessuno si sognerebbe mai di dire che un bambino di pochi mesi è un irresponsabile, perché la sua posizione esistenziale non richiede una simile qualità. Più cresciamo e acquistiamo ruoli familiari e sociali più abbiamo bisogno di responsabilità. L’adulto per definizione è un individuo responsabile: se non lo è vuol dire che è adulto solo all’anagrafe. Tristissima è la situazione in cui «incarichi di responsabilità» sono assunti da individui irresponsabili, anche se, potreste dirmi, questa situazione è piuttosto diffusa.

Ebbene, tali donne tendono a non assumersi alcun impegno perché tutto per loro è stancante e difficoltoso. Dicono di non aver sufficiente energia e di non essere in grado di assumersi un compito: preferiscono riconoscere pubblicamente di non esserne capaci, piuttosto che mettersi in gioco. Si appoggiano continuamente agli altri, in modo passivo, e dipendono da loro in tutti i modi. Non lo fanno per cattiveria: il fatto è che non sono in grado di tollerare la benché minima pressione; sentono davvero di non avere birra a disposizione.
“Poverine! - verrebbe voglia di dire - sono come bambine di un anno!”, se non fosse per la famosa legge psicologica che sostiene la bipolarità della psiche: quando è presente un eccesso, stiamo pur sicuri che esiste anche l’eccesso opposto.
E così, tali donne appaiono umili, modeste, docili, insomma, innocue… e invece nascondono dentro di sé l’arroganza, la tirannia, la pretesa smodata.
Ovviamente, il loro radar psichico fa sì che sviluppino legami duraturi con uomini a loro funzionali: materni, pazienti e protettivi. Ed è così che questi poveri mariti o compagni passano la loro esistenza come un «cavalier servente», pronto a giustificare le debolezze della donna, ad assumersi il peso delle scelte che sono della donna, a prendere posizione al posto della donna, insomma, a farsi totalmente carico dell’irresponsabilità della donna.
In altre parole, mentre l’uomo, dal momento che ha un ruolo apparentemente attivo, pensa di essere colui che guida il rapporto, tale rapporto è intimamente e subdolamente dominato dalla donna, la quale con la sua faccina sofferta e mesta, stabilisce il bello e il cattivo tempo.
Ovviamente, anche l’ego dell’uomo ottiene una gratificazione e una giustificazione in tutto questo gioco, il quale costituisce il modo in cui certi uomini pensano di potersi conquistare l’amore di una donna.
È bene lasciare entrambi nell’inconsapevolezza delle loro dinamiche, se non vogliamo rompere l’equilibrio di un legame. Perché svegliare il can che dorme e suscitare tutta una serie di risentimenti incrociati?
Ecco, questo aspetto costituisce un elemento certo parziale dell’intera problematica, ma quando si parla di sesso forte e di sesso debole, bisogna tener conto anche di questo. Soprattutto quando dobbiamo occuparci della psicosintesi della coppia.

Vi lascio consigliandovi vivamente l’ascolto dell’istruttivo brano di Elio: Servi della gleba

lunedì 12 ottobre 2009

Ossequiosi o irriverenti?

Ancora oggi rimango stupito quando osservo certe regolarità tipologiche nell’essere umano.
Ieri sera guardavo un programma televisivo e, tutto ad un tratto, si è affacciata una di quelle domande che non ti lasciano in pace, non ti permettono di prendere sonno, ti rinchiudono in un ripiegamento speculativo catatonico. La domanda era: ma perché mai i Berlusconiani non hanno umorismo?
Come si sa, oggi in Italia non si può più parlare di Destra e Sinistra, ma solo di Berlusconiani e Antiberlusconiani. É un fatto. Com’è un fatto che in tutti i paesi Occidentali la divisione sociale non riguarda più gli operai-mangiapreti da una parte e gl’imprenditori-filistei dall’altra. Oggi è tutto diverso.
Lo scontro è tra coloro che si ergono a paladini degl’interessi dei grandi gruppi economico-finanziari contro gl’interessi di intere popolazioni; che difendono princìpi etici astratti, trascurando il valore della singola vita umana; che sostengono i privilegi dei potenti di fronte ai più elementari diritti del comune cittadino; che svuotano subdolamente ma progressivamente la democrazia dei suoi valori più essenziali, come l’indipendenza dei diversi poteri e la libertà d’informazione... lo scontro, dicevo, è tra costoro e chi, invece, intende limitare lo strapotere delle multinazionali, delle banche e delle assicurazioni; che mostra grande sensibilità verso le singole situazioni esistenziali; che difende l’uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla Legge; che sostiene certi diritti individuali essenziali, come la libertà di scelta terapeutica, la possibilità di ricevere un’informazione corretta e il potere di scegliere realmente i propri rappresentanti politici.
Ecco, Berlusconi è l’archetipo della prima fazione: in nessun altro paese Occidentale il potere ha calato la maschera così come è avvenuto nell’era berlusconiana. Essere Berlusconiani non è semplicemente l’adesione ad un movimento politico, perché è diventato una categoria dello spirito. I suoi valori sono la conquista della ricchezza ad ogni costo, l’edonismo spensierato e dimentico dei valori consueti, l’egocentrismo e il cinismo, l’indifferenza per ogni grande ideale, l’esteriorità e l’apparenza... Valori di questo tipo, sono diffusi non solo tra i cosiddetti ‘borghesi’, ma anche tra operai e piccoli commercianti, impiegati e massaie, atei e cattolici, giovani studenti e intellettuali pensosi... e anche tra molti di coloro che si definiscono ‘alternativi’ o Antiberlusconiani, mentre lo sono solo apparentemente, per scelta ideologica o per appartenenza, ma nell’animo sono profondamente Berlusconiani.
Ma torniamo alla nostra domanda iniziale: perché mai i Berlusconiani non hanno umorismo?
É incredibile: non esiste un comico che sia su posizioni berlusconiane. Pensate a tipi come Boldi, un Berlusconiano... sta alla comicità come Fede sta all’informazione. (Fede è un caso a parte: è un comico naturale, senza possedere il minimo umorismo.) Lo stesso Berlusconi riesce ad essere comico solo quando è nei suoi momenti ‘seri’; quando si diletta a raccontare barzellette o a sparare battute fa ridere soltanto il suo entourage, lo stuolo di servi e di professioniste la cui mansione è proprio quella di mostrarsi divertiti e conquistati dalla sua simpatia. O coloro del tutto privi di umorismo.
Come succede via via con certi individui: fai qualche battuta scherzosa per metterli magari a proprio agio e loro nulla, rimangono serissimi; poi, inavvertitamente, dici una cosa del tutto banale, ovvia, e loro cominciano a ridere di gusto, divertìti, pensando a quanto sia raffinato il tuo humour.
Insomma, è come se il possedere una certa mentalità – la mentalità berlusconiana, l’abbiamo definita – togliesse automaticamente la possibilità di possedere umorismo.
Ed ecco che, improvvisamente, si è affacciata una risposta: l’umorismo è figlio dell’irriverenza (niente a che vedere con l’arroganza). L’irriverente non guarda in faccia a nessuno, a nessun potere, a nessuna istituzione, a nessuna autorità... Vuole solo scoprire le carte, smascherare le apparenze, disvelare il vero. L’ossequio è il suo opposto: la sottomissione al potente, all’istituzione, all’autorità, alla tradizione, alla morale imperante.
Cominciate, adesso, a pensare agli Antiberlusconiani più in vista, i più famosi... troverete una grande irriverenza e quel tocco di umorismo – sottile o vivace – che mai benediranno un Berlusconiano. Senza irriverenza, niente umorismo.
Questa conclusione semiseria ha la sua importanza, dal momento che l’umorismo è una qualità psicosintetica, come sappiamo. Per dirla in modo tecnico, è una qualità genitale, mentre l’ossequio è una caratteristica pregenitale e, in specifico, anale. Pertanto, la psicosintesi non può che essere Antiberlusconiana. Amen.


sabato 3 ottobre 2009

Il Fatto Quotidiano

Un’enorme folla sta manifestando in questo momento a Piazza del Popolo per la Libertà di Stampa. Era inevitabile che si arrivasse a questo.
Mi unisco idealmente e ne approfitto per salutare con simpatia il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro e che annovera fra i suoi collaboratori circa la metà dei Giornalisti rimasti in Italia: da Massimo Fini a Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Furio Colombo, Gianni Barbacetto, Paolo Flores d’Arcais e diversi altri ancora. Si tratta de Il Fatto Quotidiano, il cui primo numero è uscito mercoledì 23 settembre:
“Lo abbiamo chiamato Il Fatto – spiega Padellaro nell’editoriale – in memoria di Enzo Biagi che ci ha insegnato a distinguere i fatti dalle opinioni. Un grande giornalista e un uomo perbene epurato, come Montanelli, dalla compagnia dei servi e dei mediocri. Pensando al loro coraggio ci facciamo coraggio.”
Per accogliere i fatti è necessaria una sola cosa: non aver già stabilito in anticipo quali sono i fatti. Quando il servilismo, la mediocrità, il tornaconto, la disonestà intellettuale, l’ottusità, la rigidità psichica o le inclinazioni caratteriali decidono una volta per tutte quali devono essere i fatti, non c’è verso: i fatti non possono essere accolti e trionfa l’opinione, che assume abusivamente la dignità di ‘fatto’.
Ad esempio, è difficile non capire come sia del tutto improbabile che un giornalista sposi la verità invece che la difesa del suo editore, del suo padrone, soprattutto se il suo padrone è invischiato in un agone politico senza risparmio di colpi. Insomma, come fa un articolista de Il Giornale a non difendere Berlusconi, anche se a scapito della dignità professionale? Tiene famiglia anche lui, poveretto, o forse desidera un posto al sole. Nello stesso tempo, i lettori di quel quotidiano hanno già stabilito una volta per tutte a chi accordare la propria fiducia. Non sono in cerca di fatti, ma solo di pseudo-fatti con cui giustificare le proprie opinioni e mettersi a posto con la coscienza.
É tutto un gioco difensivo, dove ognuno svolge la sua parte per non mettere mai in discussione ciò su cui fonda la propria esistenza. L'onestà - soprattutto quella interiore - è una variabile secondaria.
Ovviamente, tutto questo vale per qualsiasi altro giornale finanziato da un partito, sia esso politico, economico, religioso, sportivo o – diciamo – scientifico. Ma vale anche nelle relazioni interpersonali e in quelle sociali, vale nei matrimoni e vale nelle amicizie... Vale ovunque.
Ecco perché la Psicosintesi è così impegnativa.