lunedì 7 dicembre 2009

Lettera (psicosintetica) a Gesù Bambino

Caro Gesù Bambino,
quest’anno è stato davvero molto duro, ma non voglio lamentarmi: non sempre possiamo pretendere le vacche grasse. Anzi, in quest’anno così difficile mi hai insegnato cose preziose.
Infatti, hai fatto emergere facilmente chi mi è vicino e mi vuole bene e chi invece non ha aspettato altro che pretesti per dirmi le parolacce e farmi i dispettucci... così ora posso vedere meglio chi ho attorno.
E poi, i miei veri amichetti mi sono apparsi davvero dei tesori di grande valore, perché - sai com’è – spesso diamo troppo per scontato quello che ci regali quotidianamente.
Ed è nei momenti brutti che scopro quanto tu mi sia vicino, quanto mi tieni per mano, quanto, nello sconforto e nell’amarezza, sai improvvisamente aiutarmi con un dono inaspettato. É proprio vero che ci metti davanti solo gli ostacoli che siamo in grado di superare, solo che ci affidiamo a te. Ed è questa la cosa più difficile, caro Gesù Bambino, perché tendiamo spesso a incaponirci e a non vedere altro che noi stessi.
Insomma, volevo dirti che non c’è bisogno che tu mi faccia altri regali per il tuo Natale, perché sei stato fin troppo generoso con me, quest’anno. Falli piuttosto a persone che ne hanno più bisogno:
alle vittime della nostra avidità, che abitano in terre lontane...
agli immigrati che hanno perso la loro patria e non riescono ad averne un’altra...
ai disoccupati, ai precari e ai cassintegrati, che affrontano le prossime Feste con la tristezza nel cuore...
a tutti quelli che soffrono nel corpo e nell’anima, senza che questa società distratta se ne accorga...
a coloro che hanno il cuore indurito, perché trovino finalmente l’Amore.
Buone Feste anche a te, caro Gesù Bambino: chissà se te li fanno mai gli Auguri... forse pensano che tu non ne abbia bisogno...
Un bacio grosso
Fabietto

P.S. Ma se proprio vuoi farmi felicissimo, permetti al signor Presidente del Consiglio di raggiungere un luogo dove possa finalmente vivere sereno, senza più essere perseguitato da nessuno. Basta che sia un luogo molto molto lontano.

lunedì 16 novembre 2009

Psicoterapia e sviluppo interiore

La psicosintesi, lo sappiamo, si occupa di psicoterapia solo in via secondaria, perché il suo vero interesse è per tutto ciò che è utile allo sviluppo spirituale dell’essere umano.
Ragionare in termini di «psicoterapia» è semplice, perché si tratta di ristabilire un equilibrio perduto. É facile, in questo caso, stabilire il «meglio» e il «peggio»: la difficoltà di adattarsi all’ambiente sociale, l’improduttività lavorativa, l’inadeguatezza nello stringere relazioni amorose, l’incapacità di controllare le proprie emozioni, il grado di sofferenza psichica... tutto questo rappresenta il peggio, l’esatto opposto costituisce ovviamente il meglio.
Ma che cosa indica il meglio e il peggio nel campo dello sviluppo interiore, dell’evoluzione spirituale di un uomo? Ciò è molto più scomodo riconoscerlo, perché si tratta, in questo caso, di portare allo scoperto i «peccati» dell’homo normalis. Quest’ultimo - come rivela l’espressione stessa – indica l’individuo medio, il modello sociale maggioritario, la morale convenzionale... insomma, tutto ciò che è comune, ordinario, che è considerato ‘normale’ e quindi non oggetto di riflessione critica.
Liberiamoci subito da un facile malinteso: l’homo normalis rappresenta uno stadio di consapevolezza, e non semplicemente un aspetto esteriore più o meno regolare o giù di lì. Essere oltre l’homo normalis non si misura in termini di singolarità, originalità dell’abbigliamento o bizzarrìa delle idee. Soprattutto oggi, nella nostra società multi(sub)culturale. Essere oltre l’homo normalis prevede un livello di consapevolezza più raffinato e profondo.
Ora, tutto quello che è considerato valido dall’homo normalis è totalmente privo di valore per l’uomo in ricerca, e viceversa. Posso fare alcuni esempi.
Che valore attribuisco all’appartenenza sociale o di gruppo? Per l’homo normalis l’appartenenza è tutto: è pronto a negare ogni giustizia per difendere il senso di sicurezza che gli è offerto dall’identificazione col gruppo.
Quanto sono interessato alla scoperta della verità? All’homo normalis interessa solo proteggere i propri interessi egoici, anche ove tali interessi si mascherano di filantropia, quindi in lui non c’è alcun spazio per l’effettiva ricerca della verità.
Quanto sono disposto a contattare la mia profondità? L’homo normalis ne è incapace, perché non intende vedere il vuoto e il nonsenso della sua vita. É incapace, quindi, anche di reale empatìa con i suoi simili.
Quanto sono disposto a riconoscere livelli di coscienza superiori al mio? L’homo normalis non sopporta qualcuno che lo metta di fronte alla sua mediocrità ed è sempre pronto a squalificare, contrastare e deridere chi tenta di elevarsi spiritualmente.
E così via...
Questi – e altri analoghi - sono i parametri per misurare l’effettivo spessore umano di un individuo. É un problema di valori, non di semplice adattamento sociale...
L’homo normalis, pertanto, spesso senza rendersene conto, nel suo inconsapevole candore, è debole e insicuro, falso e opportunista, superficiale e indifferente, invidioso e calunnioso, eccetera, eccetera. Gli individui psicotici, spesso, sono molto meglio, in quanto esseri umani.